Papa Francesco: il mio sarà un pontificato breve.

papafrancesco_sguardoaltoR439_thumb400x275 (2)

Un’immagine bella e rassicurante di Nostra Signora di Guadalupe (dall’azteco Coatlaxopeuh: colei che schiaccia il serpente) sovrasta un Papa Francesco altrettanto sereno e cordiale in dialogo con una Valentina Alazraki di Televisa attenta a non riproporre le usuali domande, ma quella aperta dalle dimissioni di Papa Benedetto e circolante circa quelle eventuali dello stesso Bergoglio non poteva mancare. E Papa Francesco ha risponde: “Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto (…) Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400 (…) Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale.” Una concezione nuova e più umana del Papato che è certo una Grazia Speciale ma anche un mandato umano. Dunque basta con la concezione dantesca che manda all’Inferno “colui che fece per viltade il gran rifiuto. Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d’i cattivi a Dio spiacenti e a’ nemici sui.”(Inf. III, 59 e sg). La scelta di Celestino V e Benedetto XVI di dedicare l’ultima parte della propria vita alla preghiera ed alla contemplazione è valore positivo e profondo come d’altronde Bergoglio ha ribadito più volte. La tesi però, inevitabilmente si rivolge allo stesso Papa Francesco: “Abbiamo la sensazione che lei è come se avesse fretta nel suo modo di agire, come se vedesse il suo pontificato a breve termine…” R. “Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più… Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.” E la risposta del Papa è pacata e sorridente e fa anzi anche una battuta scherzosa sul dopo: “Dopo penso di entrare in una pizzeria, così come uno qualunque che non lo conosce nessuno e mangiare un pezzo di pizza, come tutti…” La semplicità che lo fa grande.
francesco latteri scholten

Merkel III udienza privata da Papa Francesco. Temi:Ucraina, G7, lotta alla povertà, difesa della salute.

bundeskanzlerin-merkel-und-papst-franziskus (2)

Quaranta minuti, una durata insolitamente lunga per un’udienza privata, la terza da Papa Francesco per la Cancelliera Angela Merkel a testimonianza che la figlia di un pastore protestante ha trovato ben più affinità con il Papa latinoamericano che non con il suo predecessore tedesco. “Ho avuto la gioia di aver potuto presentare personalmente a Papa Francesco l’agenda della presidenza tedesca del G7″ così la cancelliera al termine dell’incontro. L’ “Agenda” invero contiene molti punti assai cari all’impegno del Pontefice quali la lotta alla povertà, il Gavi di Berlino, un programma per la produzione di vaccini (circa 7.53 Mld di Eu) per circa 300 mln di bambini dell’ Africa meridionale, ma anche l’istruzione delle donne, la loro formazione professionale ed il loro ruolo nella famiglia. Tema centrale dell’incontro è stata invece la discussione della situazione in Ucraina, la presenza a Roma in questo momento dei vescovi del Paese ha infatti fatto sì che fosse possibile un ampio e fondato scambio di vedute in proposito. La conferma è data dall’incontro immediatamente successivo – un’ora circa – con il nuovo Segretario di Stato Card. Pietro Parolin ed il nuovo ministro degl’esteri vaticano Arcivescovo Paul Gallagher. Dunque lavoro intenso per una soluzione diplomatica del conflitto. L’incontro è stato preceduto la sera prima da una cena data dalla nuova Ambasciatrice tedesca presso la Santa Sede, Annette Schavan nel corso della quale si sarebbe discusso anche dei rapporti Stato Chiesa ed Islam.
francesco latteri scholten

Sgancia Franco da Euro il via libera a Draghi per acquisto titoli debito pubblico Paesi UE.

schweizer-franken-4-940x400 (2)

Un terremoto economico apparentemente improvviso ha colpito l’economicamente solidissima Svizzera con un tracollo della propria Borsa di oltre il 9% e si è trasmesso poi ai mercati finanziari e non dell’Unione Europea e del Mondo. Tutti effettivamente sono stati spiazzati, probabilmente perché la valutazione più centrata (e tacitamente condivisa e ritenuta ovvia) è quella espressa dagli esperti di J.P. Morgan i quali ritengono fosse stata più ovvia per gl’elvetici una politica di distacco progressivo peraltro decisamente meno rischiosa. Il problema è che non sarebbe stato comunque possibile per la Svizzera continuare a mantenere la parità tra Franco ed Euro a causa di un acquisto di quantitativi di valuta dell’Unione di dimensioni ormai insostenibile per la propria banca centrale. E’ infatti decuplicato negl’ultimi anni il volume di Euro acquistato, valutabile in diverse centinaia di Mld. L’indebolimento dell’Euro – sceso al di sotto della soglia di 1,15 Dollari come nel 2003 – e soprattutto la forte crescita ed il rafforzamento del Franco Svizzero sempre più usato nell’eurozona come valuta di riferimento creditizio avevano portato ultimamente ad una ulteriore svalutazione dell’Euro rispetto al Franco di circa il 30%, mettendo – considerate anche le enormi differenze di dimensioni – la Banca centrale svizzera nell’impossibilità di controbilanciare acquistando Euro, operazione sinora effettuata anche e soprattutto per garantire una forte concorrenzialità alle imprese elvetiche il cui export va per poco più del 50% proprio nell’ UE. A questa situazione di estrema empasse l’annuncio del “Via libera” a Mario Draghi per l’acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi UE che implica da sè una ulteriore svalutazione della moneta europea ha finito per dare il colpo di grazia. All’effetto immediato del tracollo della Borsa andrà ora ad aggiungersi quello del tracollo del tasso di crescita dal circa 1,8 al solo 0,5%. Difficoltà anche nel settore creditizio dove milioni di utenti che hanno optato per il Franco si trovano di colpo a dover pagare il 30% in più… L’effetto più dirompente tuttavia è quello registrato a livello di immagine in Germania tra i locali fautori dell’ “uscita dall’Euro”, si tratta infatti di un’anteprima in scala ridotta di ciò che accadrebbe se l’opzione ritorno alla Deutsche Mark fosse messa in atto.
francesco latteri scholten

Putin: alleanza UE ed UEE invece delle sanzioni per conto USA.

putin merkel (2)

L’attuale politica sanzionatoria della UE, attuata per conto degli USA da parte degl’oligarchi non eletti di Bruxelles, ha trovato sin dai suoi inizi oppositori assai autorevoli in Europa, basti citare l’ex Cancelliere Helmuth Schmidt, intervenuto direttamente dalle colonne del “Die Zeit” di cui è editore ed in cui è redattore e gl’ex premiers italiani Romano Prodi – che ha fatto osservare che le sanzioni provocano una caduta del PIL russo del 5% annuo ed un crollo dell’export italiano in Russia del 50% – e Silvio Berlusconi: “è un grave errore politico ed economico il sanzionamento della Russia”. La stessa Angela Merkel è ben cosciente di come proprio le sanzioni alla Russia siano anche all’origine della recessione economica europea, compresa quella della Germania, tant’è che in occasione del discorso di fine anno ha specificato: “…non contro la Russia ma coinvolgendo la Russia”. D’altro canto, le sanzioni sono imposte a Bruxelles dagl’interessi delle corporazioni multinazionali che spingono al TTIP, l’area di libero scambio con gli USA ed imponendo la contrapposizione con l’ UEE (Unione Economica Euroasiatica), sostenuta anche dalle Banche che su input delle multinazionali monetizzano e creano bolle finanziarie per creare fiducia e sostegno proprio al TTIP. Le banche però – è l’osservazione di Putin – non possono “stampare” commercio, e l’attuale impostazione del TTIP priva perciò l’UE di quello che da sempre è stato il suo partner commerciale naturale. La semplice memoria recente va immediatamente a Togliatti e Togliattigrad, per citare il più noto esempio nostrano, ma anche ai gasdotti, o alla Ostpolitik di Brandt e dello stesso Schmidt. La proposta di Putin all’UE è sostanzialmente quella di rispondere all’aut – aut degl’americani optando per un’alleanza economica con l’UEE invece che per il TTIP in difetto di un TTIP che sia aperto anche al dialogo commerciale con l’UEE. La proposta ha suscitato molti interessi anche negl’ambienti economici dell’UE, tanto che ormai anche su molta stampa tedesca e non è dissenso aperto sulla politica di contrapposizione economica. Di contro, purtroppo, la stessa BCE è soggetta ad assai forti pressioni da parte di Goldmann & Sachs, l’istituto al cui servizio fu anche, giova ricordare, l’altro ex premier italiano Mario Monti. Similmente, anche in Italia la situazione è, attualmente, più delicata: Berlusconi infatti è in “disparte”, e Prodi, sebbene tra i nominativi papabili per il Colle è nondimeno il francotiratorizzato dal medesimo alle ultime; Renzi, Gentiloni e Mogherini sono invece assai vicini alle posizioni sanzionatorie americane. Napolitano invece è l’uomo che ha messo prima Monti e poi Renzi… Va ricordato infine che la proposta di Putin è sì allettante e le sue osservazioni valide, ma la costituzione della stessa UEE con integralisti soviet doc che non hanno mai neppure tentato di dissimulare il proprio revisionismo, non è certamente una solida garanzia. La soluzione più valida, specie considerata la nuova realtà globale, sarebbe l’uscita dall’orizzonte dell’ aut – aut per considerare seriamente una realtà costituita da tutti e tre gl’attori: USA, UE ed UEE…
francesco latteri scholten

Anche per Papa Francesco la fine di Benedetto XVI ?

papa francesco a (2)

Sarebbero già state due le volte in cui anche Papa Francesco avrebbe assai seriamente riflettuto alla remissione del mandato, un gesto sinora inusuale e compiuto solo da Celestino V e da Benedetto XVI. All’origine vi sarebbe, ancor più che per il suo predecessore, da un lato l’opposizione sempre più forte al decisivo rinnovamento della Chiesa cui l’attuale Pontefice sta procedendo con ancor più determinazione di Benedetto XVI, dall’altra – paradossalmente – le stesse riforme, le quali inicideranno anche sulla figura del Pontefice e sulla tipologia della sua preminenza. Dopo la sostituzione di Bertone, anche come camerlengo, Papa Francesco ha infatti anteposto Haiti a Venezia e le Filippine a Torino, puntando nuovamente su una Chiesa meno italocentrica e più mondializzata. L’aspetto che più connota invece il distacco anche dalla Chiesa ratzingeriana è la secondarizzazione del clericalismo, attaccato in occasione del discorso prenatalizio alla Curia con una veemenza che non ha precedenti nella storia della Chiesa. A conferma che non si tratti solo di parole c’è la fattiva (ma anche rapida seppur silenziosa) sostituzione di vescovi e curiati del vecchio corso con uomini nuovi ma ben conosciuti da Bergoglio ed in grado di incarnare lo Spirito del suo pontificato: non dei dottrinari rigorosi e con la frusta in mano, bensì pastori sensibili ed umani. La riforma non lascia in disparte lo IOR e la gestione delle finanze vaticane ed a ricordarlo c’è che il neocamerlengo, Card. Tauran, è membro anche della Commissione di controllo dello stesso IOR… Insomma un rinnovamento a tutto campo che non lascia fuori neppure la concezione del matrimonio o quella dei sinodi e neanche quella dello stesso “Ufficio Papale”. Ovviamente, le tensioni antipapali crescono in proporzione e sono ormai così forti da considerare anche l’ipotesi di una deposizione. Ma, in proposito si stagliano due tappe importanti: a) il sinodo dell’autunno 2015 ove basterebbe una minoranza di un terzo più uno degl’aventi diritto per cancellare le prospettive di Papa Francesco; b) il dicembre 2016, data cui Bergoglio compie 80 anni, perché, innovando la concezione del papato, si applicherebbe anche ad esso, come già per l’elegibbilità e per molti incarichi ecclesiali, la soglia dell’ottantesimo anno di età. Insomma un’abdicazione alla Benedetto XVI è vista non più come fatto inaudito, come colpa da inferno dantesco, bensì come fatto indispensabile ad una demistificazione del Papato ed inderogabile per un suo radicale rinnovamento.
francesco latteri scholten.

Clandestini, nuova frontiera dell’orrore: dai barconi alle navi fantasma.

immigrazione cland (2)

Sono due in soli tre giorni le navi fantasma in rotta verso l’Italia, pilota automatico con macchine “avanti” inserito e, “ovviamente”, timone bloccato. Comando ed equipaggio hanno abbandonato la nave a bordo di sicuri (e veloci) motoscafi d’altura. Gl’elicotteri dell’esercito italiano sono riusciti nonostante le gravissime avversità meteorologiche a calare dei tecnici a bordo e recuperare il pilotaggio delle navi evitando un’ecatombe rispettivamente di 763 e di 900 clandestini. Tanto l’ONU quanto l’UE parlano di un salto di qualità nel traffico di clandestini, coincidente con il passaggio da “Mare nostrum” a “Frontex” e di nuova frontiera dell’orrore. Per ognuno dei malcapitati – stando alle loro stesse testimonianze (riscontrate) – il costo del biglietto per l’Europa ammonta a diverse migliaia di dollari. Un bussiness multimilionario come fa notare Ewa Moncure, portavoce ufficiale di Frontex. La stessa portavoce specifica pure che si tratta di un fenomeno che ha trovato inizio quest’inverno, e perciò sicuramente riconducibile alla diversa metodologia e tecnica operativa che rende notevolmente più difficoltosa la traversata ai barconi essendo più specificamente tarata su questi e quindi facilitante il loro ritrovamento. Da qui il ricorso al nuovo sistema, quello delle navi fantasma, con escalation sia per quanto concerne i quantitativi di clandestini trasportati, sia il rischio. Il primo caso data il 14 dicembre 2014, e riguarda la nave congolese per trasporto bestiame “Sandy”, costruzione 1966, con destinazione ufficiale il porto francese di Séte, ma poi abbandonata in navigazione con la prua verso l’Italia. L’ultimo invece data mercoledì u.s. e riguarda la “Blue Sky M” con un carico di 900 clandestini, la prua in direzione delle coste pugliesi.
francesco latteri scholten

Quirinale: tra Colle Romano o Mariano, Pignatone indica Piero Grasso.

piero-grasso

Salito al “Colle più alto” per il primo mandato il 10 maggio 2006 con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto, primo Presidente della Repubblica ex Comunista, Giorgio Napolitano aveva convogliato su di sé le speranze dei più, peraltro già scemate in occasione del suo secondo mandato nel 2013, quando queste erano ormai palesemente dirette a Stefano Rodotà. Un secondo mandato dunque marcatamente istituzionale e segnato da una popolarità in crescente calo con picco in occasione delle poco felici espressioni sull’ “antipolitica” la cui formulazione denota tra le altre cose quella “stanchezza” che lo stesso Napolitano ha più volte lamentato. E’ comunque il mandato contrassegnato dall’ “empasse” della Sinistra, che oltre a bocciare Rodotà manda a picco con i propri franchi tiratori l’altra alternativa eccellente, quella di Romano Prodi. Il “Professore”, fondatore dell’Ulivo, la radice politica del PD, lasciò il partito. Dopo il CdM della vigilia di Natale u.s., Berlusconi – “Il” Nemico giurato n°1 – ha contattato il Presidente del Consiglio per comunicare (sembrerebbe su consiglio di Minzolini) la caduta del proprio veto sul nome del Professore. Come dire: questa volta i colpi dei franchi tiratori potrebbero essere controbattuti ed inoltre non si è più necessariamente indefessi sulla candidatura di Giuliano Amato che resta peraltro il nominativo più gradito. E’ all’insegna del “simul stabant” che la candidatura di Romano Prodi è posta proprio dal suo antagonista del ventennio. Per parte sua Prodi, al di fuori di qualsiasi incarico ufficiale, ha incontrato Putin per tentare una soluzione diversa alla crisi ucraina dietro la quale si cela (o mal cela) quella sempre più evidente tra Unione Europea ed Unione Economica Euroasiatica. La posizione del Professore infatti ha sostegno di fazioni diverse in Europa: Berlusconi in Italia, Schulz in Germania ed a Strasburgo. Europeo è anche l’altro volto eccellente per il Quirinale, Mario Draghi, presidente della BCE. Il nominativo circola sommesso da tempo – Draghi è amico personale di Napolitano, i due si sentono ed incontrano spesso anche informalmente ed una foto che li ritrae insieme campeggia sulla scrivania del Presidente della BCE – sulla stampa italiana riaffiora già in estate, sull’autorevole Frankfurter Allgemeine qualche giorno fa. C’è anche un precedente istituzionale autorevole: Carlo Azeglio Ciampi, predecessore di Napolitano. Un autorevole giornalista italiano che lo avrebbe recentemente incontrato avrebbe però smentito: “E’ attualmente l’italiano più potente del mondo, perché dovrebbe lasciare?”. Sul tavolo prende corpo intanto un altro nominativo ancora, indicato dal Sen Ugo Sposetti (PD), quello del Presidente del Senato Piero Grasso, che trova subito sostegno autorevolissimo, quello del Procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone. Per Piero Grasso ci sarebbe non solo il precedente istituzionale – Oscar Luigi Scalfaro – ma anche una situazione attuale di estrema gravità (come lo fu quella del ’92), a proposito della quale proprio il Procuratore Pignatone ha dichiarato al Sole 24 ore: “fenomeni come quello dell’intreccio mafia, corruzione, politica non possono essere debellati solo con gli strumenti del processo penale. C’è in primo luogo un problema di etica, di valori e della loro percezione sociale (…) Sono le persone e non solo le regole che possono fare la differenza”. Proprio il nome di un magistrato potrebbe perciò essere quello ad hoc, specie se è anche di Antimafia ed ha le caratteristiche indicate proprio da Napolitano…
francesco latteri scholten.

Rivoluzione Merkel: oltre 315 Mld ai Paesi UE da investimenti privati.

2014-12-17-soldatenempfang (2)

Angela Merkel prosegue a passo serrato quella sua politica di crescita economica autentica che ha portato alla sua recente e plebiscitaria rielezione a capo della CDU. Questa volta nel mirino è l’Unione Europea, non con false politiche keynesiane dietro le quali si celano le nefaste politiche votoscambiste inaugurate dal CAF (tre criminali: Craxi, Andreotti e Forlani) e dilagate a macchia d’olio in tutta Europa, Germania compresa. Sostanzialmente: voi ci votate noi vi facciamo avere privilegi e soldi con finanziamenti pubblici fatti facendo ricorso al debito pubblico. Esito: un interesse sul debito pubblico che ormai in molti Paesi eguaglia il PIL soffocandone completamente qualsiasi attività economica. Di questa politica la Cancelliera continua, ed orgogliosamente, ad essere la nemica giurata. Niente false politiche fintamente keynesiane e soprattutto niente CAF, ma, invece, una politica di crescita in cui il Pubblico è a sostegno e garanzia della possibilità e dell’agevolazione del Privato, politica che, non solo in Germania ha portato i suoi frutti. In sintonia con questa linea per l’ Unione Europea sono stati presentati ben 80 progetti di legge a sostegno di investimenti e sviluppo, centrati su quello che Jean Claude Junker ha definito il “triangolo magico”: consolidamento del Bilancio, riforme strutturali e investimenti. La Commissione a Bruxelles ha approvato il pacchetto che ha un valore complessivo di oltre 315 Mld, e la cui direzione è stata affidata alla Banca Europea per gl’Investimenti per meglio garantire la redditività anzitutto economica dei progetti e non solo una semplice assegnazione politica. “Si tratta infatti anzitutto – così la Merkel – di prendere non delle decisioni politiche ma di fare delle scelte economiche.” Si registra intanto già un primo risultato, ovvero il Consiglio Europeo ha già dato il proprio nulla osta dimodoche già a gennaio 2015 la Commissione potrà procedere ed i primi finanziamenti potranno essere disponibili entro la prima metà dell’anno. I progetti privilegiati ineriscono il digitale (soprattutto internet veloce), le infrastrutture (autostrade e ferrovie), l’energia, strutture ed infrastrutture sociali, ecologia. Il criterio di valutazione sarà anti CAF, ovvero anzitutto economico a prescindere dalla politicità. Dal canto suo Angela Merkel sta facendo valere il suo rinnovato peso politico per l’accelerazione della concrezione dei progetti: “Perché la gente in Europa, le cittadine ed i cittadini vedano cosa accade per davvero adesso, è fondamentale che i progetti abbiano uno sbocco concreto ed è a questo che si sta alacremente lavorando.”
francesco latteri scholten

Camerlengo Tauran annunciatore del papato di Francesco.

Jean louis Tauran

Era ora. Finalmente Papa Francesco si è deciso ed il nuovo camerlengo è un volto noto in tutto il mondo per essere stato, nella sua qualità di Cardinale Protodiacono, l’annunziatore proprio dell’ultimo celeberrimo “Habemus Papam”, quello annunziante il papato dello stesso Francesco, cui il 19 marzo 2013 ha imposto il Pallio. Francese, originario di Bordeaux, classe 1943, è noto soprattutto per la sua notevolissima competenza diplomatica internazionale e curiatica, iniziata fin dal 1969 come sottosegretario della Curia per i Rapporti con gli Stati. Le sue capacità sono premiate da Giovanni Paolo II il quale il I° dicembre 1990 lo promuve a segretario della stessa Commissione. E’ sempre Papa Wojtyla a consacrarlo Arcivescovo il 6 gennaio 1991 e ad innalzarlo alla dignità cardinalizia in occasione del Concistoro del 21 ottobre 2003. Fece scandalo alcuni anni fa la sua dichiarazione da diplomatico che asseriva che “paradossalmente i cristiani erano più tutelati in Iraq ai tempi di Saddam Hussein”. E’ proprio la sua capacità diplomatica in sede ONU e per quanto riguarda le relazioni con gli Stati di religione islamica a portarlo il 25 giugno 2007 alla Presidenza del Consiglio per il Dialogo Interreligioso ed a quella della Commissione per le Relazioni Religiose con i musulmani. La sua competenza lo ha poi portato ad incarichi estremamente delicati (ed in momenti delicatissimi) per le notorie vicissitudini connesse, ossia a membro della Commissione Cardinalizia di Vigilanza sullo IOR, e, nel 2013, alla Pontificia Commissione Referente sullo stesso istituto. Di nuovo un Camerlengo dunque con incarichi anche inerenti lo IOR, ma questa volta dallo spessore morale decisamente superiore ed alieno alle scandalosamente sfarzose dimore e ricevimenti del suo predecessore. Un uomo dunque ben più in sintonia con il suo Papa e perciò ben più adatto a farne le veci in Sua assenza.
francesco latteri scholten

Papa Francesco diplomatico della normalizzazione Cuba USA.

castro woytyla

Nuova pietra miliare pontificia nell’isola caraibica. Impensabile ai tempi di Nikita Cruscev e di JFK, ed anche in quelli più recenti di Michail Gorbaciov. Tuttavia, nove anni dopo la caduta del muro di Berlino, anno 1998, c’è una prima avvisaglia ed è, ovviamente storica: il “Leader Maximo”, Fidel Castro incontra proprio a L’Avana Giovanni Paolo II, uno dei nomi più significativi proprio per la caduta di quel muro. Il passo successivo è compiuto da Benedetto XVI, il quale, di ritorno dalla capitale cubana osserva: “Oggi è evidente che l’ideologia marxista non corrisponde più alla realtà. Ci vogliono nuovi modelli e un dialogo costruttivo per evitare traumi. Bisogna collaborare in questo senso. La Chiesa sta sempre dalla parte della libertà, della coscienza e della religione.” Anche il modello liberal capitalista non regge: “C’è in America latina una schizofrenia tra vita morale e vita pubblica. Vi sono molti i quali sono anche fedeli alla Chiesa ma i cui comportamenti vanno talvolta in direzione opposta. Sono cattolici ma non si impegnano per una realtà giusta. La fede serve anche a liberare dagli interessi falsi. Occorre superare l’attuale divisione sociale (dovuta alla eccessiva discrepanza tra ricchezza e povertà, ndr). Bisogna superare il male e l’idolatria del denaro che condiziona gl’uomini.” Dunque “modelli nuovi sia culturali che economici e sociali, modelli che si ispirino ad una concezione antropologica autentica”. E’ la via imboccata dal Vaticano, che ha potuto contare anche su successi anzitutto spirituali – prima ancora di quelli diplomatici attuali – con la vicinanza alla fede sia di Alina, figlia di Fidel, che dello stesso Fidel. Le contrapposizioni Cuba / USA tuttavia non sono mancate – e forti – anche di recente e così si era giunti da un lato all’arresto di Alan Gross collaboratore Usaid per spionaggio, dall’altra di tre agenti cubani a Miami. Intanto però il canale partricolare Vaticano Cuba era stato, oltre che riaperto, rinsaldato dalla fine delle discriminazioni religiose sigillate con l’apertura di un nuovo Seminario proprio a L’Avana, presente all’inaugurazione lo stesso “Leader Maximo”. E’ stato così che, già dallo scorso anno, Papa Francesco, sulla scia dei suoi predecessori, ha contattato sia i cubani che lo stesso Barak Obama per risolvere la vicenda di Alan Gross. Si è giunti così alla liberazione di tutti e quattro. Da qui, la prospettiva, indicata ufficialmente da Obama, di una normalizzazione dei rapporti sia di viaggi e turismo, sia economici e, per parte cubana, di liberalizzazione di internet. Prossimo passo è l’imminente apertura di una ambasciata americana a Cuba. Perintanto Barak Obama ha ringraziato ufficialmente il Pontefice per la sua fondamentale mediazione.
francesco latteri scholten