Archivi categoria: economia

Sgancia Franco da Euro il via libera a Draghi per acquisto titoli debito pubblico Paesi UE.

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Un terremoto economico apparentemente improvviso ha colpito l’economicamente solidissima Svizzera con un tracollo della propria Borsa di oltre il 9% e si è trasmesso poi ai mercati finanziari e non dell’Unione Europea e del Mondo. Tutti effettivamente sono stati spiazzati, probabilmente perché la valutazione più centrata (e tacitamente condivisa e ritenuta ovvia) è quella espressa dagli esperti di J.P. Morgan i quali ritengono fosse stata più ovvia per gl’elvetici una politica di distacco progressivo peraltro decisamente meno rischiosa. Il problema è che non sarebbe stato comunque possibile per la Svizzera continuare a mantenere la parità tra Franco ed Euro a causa di un acquisto di quantitativi di valuta dell’Unione di dimensioni ormai insostenibile per la propria banca centrale. E’ infatti decuplicato negl’ultimi anni il volume di Euro acquistato, valutabile in diverse centinaia di Mld. L’indebolimento dell’Euro – sceso al di sotto della soglia di 1,15 Dollari come nel 2003 – e soprattutto la forte crescita ed il rafforzamento del Franco Svizzero sempre più usato nell’eurozona come valuta di riferimento creditizio avevano portato ultimamente ad una ulteriore svalutazione dell’Euro rispetto al Franco di circa il 30%, mettendo – considerate anche le enormi differenze di dimensioni – la Banca centrale svizzera nell’impossibilità di controbilanciare acquistando Euro, operazione sinora effettuata anche e soprattutto per garantire una forte concorrenzialità alle imprese elvetiche il cui export va per poco più del 50% proprio nell’ UE. A questa situazione di estrema empasse l’annuncio del “Via libera” a Mario Draghi per l’acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi UE che implica da sè una ulteriore svalutazione della moneta europea ha finito per dare il colpo di grazia. All’effetto immediato del tracollo della Borsa andrà ora ad aggiungersi quello del tracollo del tasso di crescita dal circa 1,8 al solo 0,5%. Difficoltà anche nel settore creditizio dove milioni di utenti che hanno optato per il Franco si trovano di colpo a dover pagare il 30% in più… L’effetto più dirompente tuttavia è quello registrato a livello di immagine in Germania tra i locali fautori dell’ “uscita dall’Euro”, si tratta infatti di un’anteprima in scala ridotta di ciò che accadrebbe se l’opzione ritorno alla Deutsche Mark fosse messa in atto.
francesco latteri scholten

Rivoluzione Merkel: oltre 315 Mld ai Paesi UE da investimenti privati.

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Angela Merkel prosegue a passo serrato quella sua politica di crescita economica autentica che ha portato alla sua recente e plebiscitaria rielezione a capo della CDU. Questa volta nel mirino è l’Unione Europea, non con false politiche keynesiane dietro le quali si celano le nefaste politiche votoscambiste inaugurate dal CAF (tre criminali: Craxi, Andreotti e Forlani) e dilagate a macchia d’olio in tutta Europa, Germania compresa. Sostanzialmente: voi ci votate noi vi facciamo avere privilegi e soldi con finanziamenti pubblici fatti facendo ricorso al debito pubblico. Esito: un interesse sul debito pubblico che ormai in molti Paesi eguaglia il PIL soffocandone completamente qualsiasi attività economica. Di questa politica la Cancelliera continua, ed orgogliosamente, ad essere la nemica giurata. Niente false politiche fintamente keynesiane e soprattutto niente CAF, ma, invece, una politica di crescita in cui il Pubblico è a sostegno e garanzia della possibilità e dell’agevolazione del Privato, politica che, non solo in Germania ha portato i suoi frutti. In sintonia con questa linea per l’ Unione Europea sono stati presentati ben 80 progetti di legge a sostegno di investimenti e sviluppo, centrati su quello che Jean Claude Junker ha definito il “triangolo magico”: consolidamento del Bilancio, riforme strutturali e investimenti. La Commissione a Bruxelles ha approvato il pacchetto che ha un valore complessivo di oltre 315 Mld, e la cui direzione è stata affidata alla Banca Europea per gl’Investimenti per meglio garantire la redditività anzitutto economica dei progetti e non solo una semplice assegnazione politica. “Si tratta infatti anzitutto – così la Merkel – di prendere non delle decisioni politiche ma di fare delle scelte economiche.” Si registra intanto già un primo risultato, ovvero il Consiglio Europeo ha già dato il proprio nulla osta dimodoche già a gennaio 2015 la Commissione potrà procedere ed i primi finanziamenti potranno essere disponibili entro la prima metà dell’anno. I progetti privilegiati ineriscono il digitale (soprattutto internet veloce), le infrastrutture (autostrade e ferrovie), l’energia, strutture ed infrastrutture sociali, ecologia. Il criterio di valutazione sarà anti CAF, ovvero anzitutto economico a prescindere dalla politicità. Dal canto suo Angela Merkel sta facendo valere il suo rinnovato peso politico per l’accelerazione della concrezione dei progetti: “Perché la gente in Europa, le cittadine ed i cittadini vedano cosa accade per davvero adesso, è fondamentale che i progetti abbiano uno sbocco concreto ed è a questo che si sta alacremente lavorando.”
francesco latteri scholten

Padre Livio: “… noi le riforme facciamo finta di farle…”

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“La Spagna le riforme le ha fatte per davvero, è stato difficile, ma ora piano piano comincia a riprendersi… Il vero problema è che noi le riforme facciamo solo finta di farle…”, così Padre Livio Fanzaga, nel suo commento alla stampa dopo il rosario di mezzanotte di sabato u.s. . L’essenza della questione delle riforme è stata centrata appieno, seppure con la a lui usuale grettezza, ma con chiarezza lampante, ormai qualche tempo addietro da Beppe Grillo: “Le riforme della Merkel… Ma le ha mica fatte la Merkel, le ha fatte Schroeder, e sono questo: tu prendi un posto di lavoro per dire da 6.000 Euro e dividi il lavoro e le ore lavorative in tre posti da 2.000 Euro… Bravissimi! Ma così non si è mica creato un solo posto di lavoro in più…” Sostanzialmente coincidenti anche se tecnicamente più dettagliate e politicamente più articolate quelle della Camusso e di Landini. L’osservazione è purtroppo vera. Il fatto è che “un posto di lavoro vero” non è un posto di lavoro creato tanto per dare uno stipendio a qualcuno, bensì un posto di lavoro che produca adeguatamente e si mantenga con quanto produce, il che attualmente è assai difficile visto l’affacciarsi sulla scena di diversi importanti produttori, non solo la Cina ormai prima economia del pianeta, ma anche India, Indocina, Paesi del centro e sud America. Inoltre, creare un nuovo posto di lavoro significa prima ampliare o costruire una nuova fabbrica o industria o azienda e questo richiede degl’anni. Conscio di questo Schroeder ha puntato ad un’opzione immediatamente attuabile, quella della riduzione della sperequazione ovvero della maggior equità: la ridistribuzione di ciò che effettivamente è disponibile. La riforma di Schroeder, conosciuta come politica della Merkel, non è costata sacrifici solo alla Grecia, al Portogallo o alla Spagna, ma alla stessa Germania. Tuttavia è grazie ad essa che anche nella stessa Germania a fronte di un incremento solo ridotto della produttività si è potuto avere una riduzione ben più cospicua della disoccupazione ed addirittura delle nuove assunzioni. Il fatto che proprio in Italia si riscontri la più forte avversione alle riforme trova un parallelismo ed un riscontro nel dato di fatto che è l’Italia ormai il Paese dalla più alta sperequazione. Due dati soli: il consigliere di Obama guadagna 136.000 dollari, quello di Renzi 163.000 Euro; sempre da noi, oltre il 70% della ricchezza è detenuto da meno del 10% della popolazione. Insomma si capisce perché per noi le riforme siano una spina nell’occhio: colpiscono la Vera questione italiana.
francesco latteri scholten

Russia: crollo Rublo incrementa guadagni petroliferi e favorisce ritorno a statalismo.

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E’ del 40% – ed in ulteriore caduta – il deprezzamento del Rublo dall’inizio dell’anno e del 6% solo nell’ultima settimana di novembre. Il dato è superato solo da quello della crisi del 1998: – 75%. Un segnale estremamente negativo per gl’investitori stranieri e per la stessa economia russa, considerata l’elevata dipendenza dall’estero da cui sono importate la maggior parte delle merci (è, ad es., il motivo per cui sono stati bloccati i progetti dell’agenzia spaziale). Per il breve e medio termine tuttavia l’economia russa è in grado di ben bilanciare il forte deprezzamento valutario grazie alla connotazione strutturale della propria economia con un debito che ammonta a solo il 13% della produzione annua e riserve economiche per 400 Mld tutti in valuta estera. Nel breve periodo inoltre il crollo valutario difficilmente darà luogo a crisi sociali interne (sebbene focolai di disordini non manchino) perché se – secondo Forbes – nel 2012 un barile di petrolio fruttava 3.200 rubli, oggi, nonostante il crollo, ne frutta 3.600 ed è in rubli che sono pagati stipendi, pensioni e contributi sociali. Performances assai apprezzabili che anche per il breve periodo non eliminano il peso della caduta: ammontano a circa 130 Mld i debiti da pagare per il 2015, tutti in dollari ovviamente. Paradossalmente questa realtà economica favorisce e soprattutto rafforza la nuova rotta economico politica di Putin avviata con la creazione dell’ Unione Economica Euroasiatica (UEE) con gl’altri leaders ex Soviet: possessore delle centinaia di Mld di riserve economiche in valuta pregiata e, soprattutto, dei giacimenti petroliferi è infatti lo Stato, mentre i più colpiti sono i privati e le privatizzazioni. Un dietro front di fatto, come del resto accusa il Presidente americano Barak Obama.
francesco latteri scholten.

General Motors, nuovo tracollo: – 84%

chevrolet impala accensione1,2 miliardi di dollari, questo l’ammontare degl’utili del primo costruttore americano per il primo quadrimestre 2013, con tendenza all’inversione già nell’ultimo periodo. Il dato era comunque sufficientemente positivo da portare finalmente, dopo lunga assenza, di nuovo all’inserimento di GM nell’ “index 500″ di Standards & Poors”. Poi, dopo insabbiamenti e fuorviamenti vari, la venuta a galla dello scandalo della chiavetta dell’accensione, che covava già dal 2005, con il richiamo di diversi milioni di veicoli tra cui la Chevrolet Impala (uno dei modelli di punta da sempre della produzione GM) del 2005 della stessa Laura Anders, dirigente GM. A seguito dell’attraversamento di una cunetta di rallentamento, la vettura si era improvvisamente spenta e bloccata. L’officina cui la Anders si rivolse immediatamente accertò che il fatto era dovuto ad un difetto della chiavetta dell’accensione ed ella segnalò immediatamente la cosa a GM. Solo di recente e dunque con anni di ritardo la vettura della Anders è stata richiamata ed una verifica del caso (e dei ritardi) ha portato alla luce lo scandalo nello scandalo. Il caso è tutt’altro che isolato ed ha portato a diversi incidenti con complessivamente 17 morti. Il mancato immediato richiamo e la mancata immediata modifica di produzione per quanto concerne il difetto, ha fatto sì che l’esplosione dello scandalo abbia portato alla più grande azione di richiamo della storia dell’ automobile: sinora sono oltre 20 milioni i veicoli richiamati, cui se ne sono aggiunti altri 8,4 milioni con l’ultimo richiamo. Il danno economico è corrispondente, e rischia di ingigantirsi ancor più per le class actions intraprese dai danneggiati. Immenso il danno d’immagine, immagine che GM aveva faticosamente ricostruita, e con esso il crollo degl’acquisti e degl’utili: solo 190 milioni di dollari nel quadrimestre 2014 con un tracollo dell’84%. Dimensioni tali insomma da mettere di nuovo in discussione il futuro e la stessa esistenza del numero uno dei costruttori americani.
francesco latteri scholten

VolksWagen acquista FIAT-Chrysler?

Empfang f¸r Piech in HannoverSi sarebbero incontrati Ferdinand Piech e gli Agnelli. VolksWagen acquista FIAT? La domanda, questa volta posta da Michael Freitag dell’autorevole Manager Magazine, è circolata più volte nella storia, come pure quella circa la dismissione del settore automobilistico da parte della famiglia Agnelli. Essa si è sempre posta anche parallelamente ad un “polarismo” tra i due grandi marchi europei ed è coincisa sempre con i momenti di crisi. La prima volta seria è stata alla fine degl’anni ’60, quando i modelli di entrambi i marchi erano ormai obsoleti, ancora a motore posteriore per le fasce medio basse (rispettivamente 500, 600, 850 e maggiolino). Allora l’ “Avvocato”, Gianni Agnelli, e con lui tutta la famiglia, avevano preferenza per il settore finanziario (come ancora oggi) e per quello aereospaziale. E’ ad Enrico Cuccia, patron del salotto buono della finanza italiana (e soprattutto detentore delle chiavi delle scatole cinesi finanziarie con cui gl’ Agnelli controllano FIAT), che si deve il sì all’ anti Golf dal basso, la 127, con cui FIAT diventerà primo costruttore estero in Germania. Tra i due marchi da allora in poi il polarismo, o l’ispirazione reciproca c’è sempre stata, e, se per l’aspetto tecnico ci si è spesso volti ai tedeschi, per il design la palma è ovviamente italiana, ed è importante. Se infatti Cuccia aveva guardato alla Golf, Ferdinand Piech, il manager VolksWagen più importante della storia recente del marchio di Wolfsburg, ha da sempre guardato al design ed al temperamento italiano, specie se il marchio è Alfa Romeo. Tuttavia se l’uomo Piech, come tutti, ha dei sogni, il manager guarda alla realtà con sguardo freddo e disilluso: per il sorpasso di Toyota è necessaria la conquista del mercato nordamericano, dove il marchio tedesco ha le stesse difficoltà che aveva FIAT e che l’azienda italiana ha superato proprio con l’acquisto di Chrysler. La terza delle “tre sorelle” di Detroit ha portato infatti in dote la propria estesa rete di concessionari nonché diversi marchi molto apprezzati (e venduti) negli States: Dodge e Jeep per citarne solo due, ma che fanno rumore sul mercato importante dei Suv e dei Pick up. E’ stato proprio il mercato nordamericano, con oltre 900.000 vetture vendute – quasi tutte Chrysler – ad avere salvato il fatturato del gruppo FIAT per il 2013. Ed è qui il problema: VW dovrebbe, ovviamente, acquistare anche FIAT e con essa il suo notevole indebitamento (diversi miliardi) con una spesa complessiva di circa 20 Mld per tutto il gruppo FCA (FIAT-Chrysler Automobiles). Sebbene la cifra possa eventualmente essere in parte recuperata con economie grazie alla produzione di scala (stessi pezzi per i diversi modelli), essa è comunque tale da porre dei problemi non indifferenti alle politiche industriali della casa di Wolfsburg, ad esempio nel settore dei veicoli pesanti, dove si sta guardando a Mann ed a Scania. Insomma, sogni di gloria a parte, il vero interesse sarebbe per Chrysler e tutt’al più anche per Alfa Romeo, ma anche qui c’è una realtà di rilievo che pesa: quella della precedente esperienza di Mercedes proprio con Chrysler.
francesco latteri scholten

Scaroni: ridurre a 1/3 i costi energia in Europa, ENI in pole position.

danilo scarone

Capacità tecnica e di sintesi e di andare al nocciolo delle cose, sorriso accattivante e determinazione: i tratti che lo contraddistinguono e ne fanno il più autorevole manager pubblico. Il Presidente dell’ENI, a conferma, di nuovo, che avevano ragione Enrico Mattei, Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti a puntare sulla cosa pubblica e che il pubblico può ben funzionare ed essere di punta, non in Italia, bensì il “pubblico” italiano nel mondo. ENI, la quinta multinazionale del pianeta ne è la prova. Il futuro dell’ENI inizia, oggi come già ieri, dal presente. Il presente è una sfida, la stessa di ieri, quando si trattava di ricostruire il Paese dopo la guerra. Il piccolo fatto storico, al tempo stesso aneddoto, è ormai rimasto famoso: Mattei e De Gasperi fecero in modo da incontrarsi nella toilette di una stazione di servizio dell’ Agip, e, mentre De Gasperi stava sciacquandosi le mani, Mattei gli chiuse il rubinetto. “Ma che cosa fa?” chiese il Presidente DC. E Mattei: “Le chiarisco il nostro – suo e mio – problema: se il rubinetto è chiuso, lei le mani non se le sciacqua. Se il rubinetto energetico non è aperto la ricostruzione non si fa”. Paradossalmente, oggi, quasi settant’anni dopo, e dopo una crisi ancor peggiore di quella del 1929 che portò poi alla guerra, la realtà è la stessa. Lo chiarisce bene Danilo Scaroni nello sopiegare l’uscita americana dalla crisi, come anche la posizione dei Paesi asiatici, e, soprattutto, la grave tara europea e specialmente italiana: il fattore energetico. Gl’asiatici e – soprattutto – gl’americani sono riusciti ad uscire grazie alla riduzione dei costi energetici a valori che sono 1/3 di quelli europei e ciò a sua volta è stato possibile con il ricorso a gas e petrolio cosìddetti “non convenzionali”. Si tratta di gas e petrolio contenuti in rocce bituminose a circa duemila metri di profondità e che è possibile liberare grazie all’immissione di particolari preparati chimici ad alta pressione: si rendono così accessibili risorse assai vaste ed a basso costo. In Europa i primi tentativi si sono fatti di recente in Polonia, ma è solo l’Inghilterra di Camerun che sta puntando con decisione a questa realtà specie per il Nord ed è prevista con ciò la creazione di circa 70.000 nuovi posti di lavoro più l’indotto. Il governo britannico sta aprendo le porte anche alle compagnie ed agl’investori stranieri e Scaroni sta facendo la sua parte per assicurare all’ENI una fetta della torta. L’impegno del nostro, ovviamente non si ferma qui: partendo dalle evidenti potenzialità del progetto inglese, Scaroni si sta attivando per un passaggio europeo, anche italiano, al nuovo tipo di estrazione. Insomma si porta in sede europea l’incipit di Mattei a De Gasperi: “senza la riduzione dei costi energetici ad un terzo di quelli attuali, l’Europa impossibilmente potrà competere a livello industriale con gl’altri Paesi (…) per quanto poi concerne l’ENI le tecnologie non solo già ci sono, ma siamo stati tra i primi a svilupparle ed utilizzarle…” Dunque pole position. Ma di pole position in questo momento l’ENI ne ha almeno altre due da giocare: le relazioni privilegiate con l’IRAN, già dai tempi di Mattei che ne intuì le potenzialità, e sempre mantenute aperte anche nei tempi più difficili ed oggi assai promettenti con le nuove aperture del governo iraniano; i nuovi e ricchissimi giacimenti scoperti vicino al Qatar… Anche oggi è lo stesso di ieri con Mattei: se Scaroni vince, vinciamo tutti.
francesco latteri scholten.

USA: approvata Volker Rule oggetto del contendere tra J.P. Morgan e Viola People.

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La Volker Rule, uno degl’articoli del Dodd Frank Act (DFA), la nuova normativa che regola il sistema bancario USA è stata infine approvata. E’ il braccio di ferro più significativo per quanto concerne la realtà economico politica degli States negl’ultimi anni: da un lato poteri forti e fortissimi con potenti di calibro mondiale quali Jamie Dimmon, boss di J.P. Morgan ed insieme tutte le altre banche, dall’altro la base di movimenti a vastissima diffusione popolare quali Viola People e Occupy Wall Street. Barak Obama la celebra come vittoria, alle banche costerà circa 50 Mld di Dollari. E’ stata la crisi più simile – anche nella sua disastrosità – a quella attuale, la grande crisi del 1929, il famigerato venerdì nero di Wall Street, ad ispirare a Paul Volker un rimedio analogo. Allora si chiamava Glass Steagall Act, fu approvato nel 1933, e separava le attività delle Banche Commerciali da quelle di Investimento. La crisi attuale pone diverse delle sue radici nella “liberalizzazione” e perciò nel superamento di diverse sue normative prima nel 1979 e poi con con il Gramm-Leach-Blealy act. nel 1999. La Volker Rule nella sua versione iniziale in circa 11 pagine reintroduceva principi e criteri del Glass Steagall Act, i quali si perdevano tra le 2319 pagine per 16 titoli e 2315 articoli del DFA, dimensioni spropositate per la legislazione anglosassone. La Volker Rule approvata è invece un testo di ben 253 pagine il quale con specificazioni, eccezioni etc. sembra fatto più che altro per consentire alle Banche di aggirare il Glass Steagall, come già con le normative del 1979 e 1999. Gl’esperti di settore ritengono che serva specificatamente ad arricchire avvocati e studi legali. Comunque sia il nuovo documento istituisce, con il completamento del DFA, il nuovo punto di riferimento per il settore bancario USA, e dunque uno dei principali riferimenti mondiali per il settore.francesco latteri scholten.

Enrico Letta: obbiettivo Europa con Expo 2015.

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“L’obbiettivo non è quello di affossare il Governo, ma di sostenerlo e lavorare insieme”, così il neo segretario PD. Del resto il “discorso della vittoria” con il preannuncio di importanti riforme istituzionali quali il superamento del bicameralismo a favore di un più efficiente monocameralismo, l’abolizione delle Province, la riforma della scuola e della cultura lasciavano intravedere da subito orizzonti ben più vasti e lungimiranti. Tra questi, non più sul piano politico, bensì su quello economico l’Expo 2015. “Un progetto che per l’economia italiana ed il suo rilancio, la sua immagine, ha un’importanza paragonabile a quella delle Olimpiadi del 1960”, così il premier Enrico Letta. Non si tratta semplicemente di un obbiettivo Europa per l’Italia, ma di un obbiettivo Europeo, che pone quella “questione europea” che ormai va posta ed è imprescindibile. “Siamo chiamati a rponunciarci con urgenza, al di là della “pagliuzza” della differenza tra italiani e tedeschi, francesi ed inglesi etc., sull’Europa. Siamo chiamati a scegliere se avere insieme un ruolo sulla scena del mondo oppure cadere nell’insignificanza. (…) I populismi antieuropeisti che ormai fanno un quarto del parlamento europeo, possono sì giovare per effimerissimi successi elettorali, ma sono destinati a lasciare solo macerie. (…) Quella del potersela cavare benissimo o addirittura meglio da soli è nient’altro che una illusione ridicola…” Così ancora il premier. Expo 2015 dunque per rilanciare l’Italia e per rilanciare l’Europa: Milano centro di snodo tra Nord e Sud ed Est – Ovest del vecchio continente. Milano per rilanciare l’economia e con essa l’emergenza europea più grande: quella del lavoro, quella dell’occupazione. Ma, quest’emergenza e questo rilancio possono passare solo attraverso la solidarietà per un progetto comune più grande, quello di una vera e completa integrazione, la sfida più difficile per tutti. Gl’obbiettivi dunque sono di grande respiro e molto ambiziosi, similmente le difficoltà. Qui vale ancor più quello che osservava Renzi per il livello nazionale: “Siamo chiamati a farlo e dobbiamo farlo, non abbiamo un’altra possibbilità né ce ne sarà data…” C’è da osservare in merito che le carte in regola Expo 2015 ce le ha, e, soprattutto, ha i numeri per bissare le Olimpiadi del ’60 – per restare al paragone – anzi li ha decisamente migliori…
francesco latteri scholten.

Draghi istituzionalizza falso in bilancio? Plauso della Germania polemiche in Europa.

Draghi istituzionalizza falso in bilancio, plauso della Germania polemiche in Europa.

“La pubblicizzazione della reale entità del debito pubblico dei vari Paesi e di quello delle più grandi banche è un dato destabilizzante per l’economia…” è l’affermazione infausta nientedimeno che di Mario Draghi in persona il quale la riconduce a studi autorevoli di settore che sarebbero stati fatti (da chi? e soprattutto, per conto di chi?). L’affermazione è di fatto il più duro e feroce colpo di scure alla base della fragile piantina della trasparenza economica già inficiata dalle norme del Dodd Frank Act e di Basilea 3 (per entrambe si rinvia a precedenti articoli specifici). Di fatto la richiesta di Draghi è equivalente a quella della istituzionalizzazione del falso in bilancio in quanto ritiene che il bilancio pubblico – atto fondamentale di un Governo secondo le norme europee e secondo la Costituzione italiana – non possa – ed è ridicolo – essere pubblicato o non esserlo in maniera veritiera. L’affermazione di Draghi è invero di portata ancor più vasta perché in base ad essa non è più possibile alcuna transazione legale (perlomeno nel senso in cui attualmente si intende questo termine) perché questa presuppone la veridicità. L’immediato plauso ufficiale della Germania pone degli interrogativi assai inquietanti circa anzitutto il debito europeo, quello pubblico tedesco e quello degli istituti bancari tedeschi, cosa notata immediatamente dalle opposizioni (Die Linke e Die Gruenen). Le polemiche si stanno estendendo a macchia a tutta l’Europa. Ormai dopo averci pignorato la democrazia, ci derubano persino della Verità ed intanto il baratro in cui si precipita sempre più è sempre più simile al Nulla, al “Das Nichts” della “Storia Infinita”.

francesco latteri scholten.