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Papa Francesco diplomatico della normalizzazione Cuba USA.

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Nuova pietra miliare pontificia nell’isola caraibica. Impensabile ai tempi di Nikita Cruscev e di JFK, ed anche in quelli più recenti di Michail Gorbaciov. Tuttavia, nove anni dopo la caduta del muro di Berlino, anno 1998, c’è una prima avvisaglia ed è, ovviamente storica: il “Leader Maximo”, Fidel Castro incontra proprio a L’Avana Giovanni Paolo II, uno dei nomi più significativi proprio per la caduta di quel muro. Il passo successivo è compiuto da Benedetto XVI, il quale, di ritorno dalla capitale cubana osserva: “Oggi è evidente che l’ideologia marxista non corrisponde più alla realtà. Ci vogliono nuovi modelli e un dialogo costruttivo per evitare traumi. Bisogna collaborare in questo senso. La Chiesa sta sempre dalla parte della libertà, della coscienza e della religione.” Anche il modello liberal capitalista non regge: “C’è in America latina una schizofrenia tra vita morale e vita pubblica. Vi sono molti i quali sono anche fedeli alla Chiesa ma i cui comportamenti vanno talvolta in direzione opposta. Sono cattolici ma non si impegnano per una realtà giusta. La fede serve anche a liberare dagli interessi falsi. Occorre superare l’attuale divisione sociale (dovuta alla eccessiva discrepanza tra ricchezza e povertà, ndr). Bisogna superare il male e l’idolatria del denaro che condiziona gl’uomini.” Dunque “modelli nuovi sia culturali che economici e sociali, modelli che si ispirino ad una concezione antropologica autentica”. E’ la via imboccata dal Vaticano, che ha potuto contare anche su successi anzitutto spirituali – prima ancora di quelli diplomatici attuali – con la vicinanza alla fede sia di Alina, figlia di Fidel, che dello stesso Fidel. Le contrapposizioni Cuba / USA tuttavia non sono mancate – e forti – anche di recente e così si era giunti da un lato all’arresto di Alan Gross collaboratore Usaid per spionaggio, dall’altra di tre agenti cubani a Miami. Intanto però il canale partricolare Vaticano Cuba era stato, oltre che riaperto, rinsaldato dalla fine delle discriminazioni religiose sigillate con l’apertura di un nuovo Seminario proprio a L’Avana, presente all’inaugurazione lo stesso “Leader Maximo”. E’ stato così che, già dallo scorso anno, Papa Francesco, sulla scia dei suoi predecessori, ha contattato sia i cubani che lo stesso Barak Obama per risolvere la vicenda di Alan Gross. Si è giunti così alla liberazione di tutti e quattro. Da qui, la prospettiva, indicata ufficialmente da Obama, di una normalizzazione dei rapporti sia di viaggi e turismo, sia economici e, per parte cubana, di liberalizzazione di internet. Prossimo passo è l’imminente apertura di una ambasciata americana a Cuba. Perintanto Barak Obama ha ringraziato ufficialmente il Pontefice per la sua fondamentale mediazione.
francesco latteri scholten

Esercito israeliano organizzato col Talmud e controllato dai Rabbini ultraortodossi.

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L’ultranazionalismo di Netanyahu che reintroduce il Talmud – dove come è noto ai dieci comandamenti della Torah si integrano ben 623 altre sottonorme – come riferimento giuridico per lo Stato di Israele e che di fatto evoca e ripete quanto fatto da molti Stati arabi con la Shaharia, non poteva non ripercuotersi anche al suo strumento più proprio, l’esercito. O, forse bisognerebbe affermare il contrario, vista la realtà da sempre assai integralista di questa struttura. Conta 180 mila uomini, con i riservisti si arriva a 600, e costa circa 20 Mld di dollari l’anno. Tsahal, così il nome, sarebbe difesa ma è inteso, già dal nascere nel 1948, come difesa del purismo ebraico. Nasce dalla confluenza di gruppi ultraortodossi come Haganah, Palmach, le Brigate ebraiche ma anche gruppi clandestini terroristici quali Etzel, Irgun e Lehi. Il ruolo dei Rabbini, già in passato andava ben oltre quello che un occidentale può immaginare come similare a quello di un cappellano militare, al punto che il laicismo o peggio l’ateismo erano assai mal visti. Con il regime Netanyahu l’esercito si è teocratizzato al punto che ufficiali anche di rango come il colonnello Winter, portano apertamente il kepì giudaico anche in uniforme militare ed il ruolo dei Rabbini si è a tal punto accresciuto da essere essi a fare le ispezioni delle caserme ed a decidere promozioni (o retrocessioni) e gradi dei soldati insieme agli altograduati. Sono anche sempre loro a decidere addirittura delle missioni militari vere e proprie. Insomma, tali e quali all’integralismo islamico. Come per quest’ultimo un esercito che prima ancora che di uno Stato è un esercito religioso, per il quale la norma non è quella del diritto internazionale o del diritto internazionale militare ma quella religiosa, una norma per la quale le guerre possono essere e sono anche lecite e addirittura “Sante”…
francesco latteri scholten.

Oltre 350.000 cristiani braccati dall’ISIS: appello di Mons. Sako e del Papa. Obama prepara bombardamenti.

louis sako patriarca babilioniaNon cessano le notizie dell’orrore circa l’ISIS, il nuovo califfato del terrore la cui istituzione e costruzione costa l’annientamento di tutti coloro i quali sono considerati “not self” ovvero diversi. E’ una tragedia umana di dimensioni sconcertanti riguardante circa 15 milioni di persone, tra Siria ed Iraq. Tutto ciò che è ideologicamente, cultualmente, religiosamente e culturalmente diverso è votato allo sterminio. L’esempio più tristemente recente, quello della completa distruzione del tempio in cui riposavano i resti del profeta Giona, venerato sia dai cristiani che dagli sciiti. Profanato, polverizzato e bruciato, sorte toccata a tutti gl’altri templi sia sciiti che cristiani che di qualsiasi altra minoranza religiosa o culturale. Oltre 1.500 i manoscritti antichissimi bruciati. Assassinati e cacciati tutti gl’ “impuri”, le donne violentate e vendute per schiave, depredati i loro averi: il Corano come il “Blut und boden” o il “Mein kampf”. Così in nome della purezza – è ai “puri” che dio (come il destino per i nazisti) ha dato in eredità la terra – è conquistata Qaraqosh e le località vicine, Tal Kayf, Bartella e Karamlesh, in cui risiede la maggioranza dei cristaini della zona, ora in fuga nel deserto. Solo nel Nord dell’Iraq sono oltre 100.000 i cristiani sfollati, senz’acqua né viveri. In 40.000 sono rifugiati sul monte Sinjar e si sta valutando la possibilità di lanci di acqua, cibo e medicine. Mons Louis Sako, patriarca cristiano dei Caldei di Babilonia, parla apertamente di disastro umanitario: “Le chiese sono occupate, le croci sono state tolte. Ci sono 100.000 profughi cristiani che sono fuggiti con nient’altro che i loro vestiti addosso, alcuni a piedi, per raggiungere la regione del Kurdistan”. “Il Papa – ha detto il portavoce del Vaticano, padre Lombardi – segue con viva preoccupazione le drammatiche notizie che giungono dal nord dell’Iraq e interessano popolazioni inermi. Particolarmente colpite sono le Comunità cristiane: è un popolo in fuga – ha detto Lombardi – dai propri villaggi a causa della violenza che in questi giorni sta imperversando e sconvolgendo la regione”. Per le altre confessioni religiose, specie gli sciiti – i più numerosi – le cose non stanno purtroppo diversamente ed anche qui le cifre numeriche sono di grandi dimensioni, basti ricordare gl’oltre 1,5 Mln di fuggiti da Baghdad appena agl’inizi dell’estate. Insomma una situazione gravissima per la quale – secondo il New York Times – il Presidente Obama starebbe valutando l’intervento aereo.
francesco latteri scholten.

 

Netanyahu, Ruth Wisse e la politica hitleriana dello spazio vitale.

netanyahu aI quasi 200 morti e l’intimazione di sgombero alle popolazioni palestinesi di Gaza – per motivi umanitari si capisce, è un invito “per la loro stessa sicurezza” come ha apertamente affermato il Premier israeliano e subito eseguito con fuga in massa portandosi pecore, mucche, cani, le proprie cose più care – mettono a nudo la verità del resto apertamente dichiarata già da tempo alla comunità giudaica, perlomeno quella più conservatrice e reazionaria, sulle pagine dell’ “American Jewish Committee” da Ruth Wisse all’epoca docente presso la McGill University. Per la Wisse i palestinesi vanno collocati ai più infimi livelli dei valori in quanto oltre ad essere insignificanti, la qual cosa di per sé li collocherebbe ai livelli più bassi, essi interferiscono con i progetti della Gente Importante, ovvero gl’americani privilegiati e gl’ebrei israeliani (cfr. Noam Chomsky, “Le illusioni del Medioriente”). La Wisse sostituì poi quel Martin Peretz che a ridosso dell’invasione israeliana del Libano nel 1982 incitava ad “Infliggere una durevole sconfitta militare per far capire bene una volta per tutte, ai palestinesi che la loro lotta per uno Stato palestinese indipendente ha subito un colpo che li paralizzerà per anni…” Le posizioni della Wisse e di Peretz riportano insieme – drammaticamente – sia al passato, israeliano e non, sia al presente. Al presente in quanto sono del tutto assimilabili a quelle della politica di Netanyahu e specie delle sue ultime intraprese militari e militaristiche, al passato in quanto come si evince, anzitutto dai fatti prim’ancora che dalle parole, la concezione e l’atteggiamento di fondo del conservatorismo giudaico non è per nulla mutato. Riporta inoltre al passato più oscuro non israeliano, bensì nazista della concezione dello spazio vitale di Adolf Hitler, anch’esso da ottenere a discapito degl’ “inferiori”. Riporta, anche e tragicamente, a quel parallelismo tra nazionalsocialismo e giudaismo denunciato per primo – in epoca ancora non sospetta – da Nietzsche: “Il nazionalsocialismo è una forma secolarizzata di giudaismo, portato in Europa dai preti, e che ne riafferma le tesi: questi sono i puri, questi sono i figli di Dio, questi hanno l’essere, dunque è ad essi che spetta l’avere…” Del resto se si affiancano le pagine dello “American Jewish Committee” e quelle dello “Der Sturmer” non si può non restare sbalorditi…
francesco latteri scholten

Mons. Toso: intervento USA in Siria sarebbe guerra mondiale.

Mons Toso: intervento USA in Siria sarebbe guerra mondiale.

Papa Francesco era intervenuto ieri all’ Angelus in modo éclatante e clamoroso, e soprattutto inusuale a sottolineare la gravità della situazione, contro la guerra civile ed i conflitti armati che da tempo stanno insanguinando il Medio Oriente e che hanno trovato un nuovo acme in Siria. All’intervento del Pontefice ha fatto seguito un ulteriore rafforzamento dell’attività diplomatica vaticana alla ricerca di tutte le sinergie possibili per la pace a livello politico ma anche religioso. Oggi un ulteriore passo forte e deciso, che segue le orme del Papa, da parte dell’autorevole, ed assai riconosciuta a livello mondiale per la sua qualifica, Commissione Giustizia e Pace. Il responsabile, l’assai qualificato Mons. Toso, ha lanciato un ulteriore forte grido di allarme: “La realtà siriana è gravida di tutti quegli elementi che determinerebbero a fronte di un intervento USA una escalation incontrollabile che porterebbe in brevissimo tempo ad un conflitto sovraregionale e di dimensioni mondiali”. A rendersene conto è anche lo stesso Putin il quale a fronte dell’atteggiamento di chiusura oltranzista degli USA per un intervento, ha nominato una propria commissione già inviata negli USA per un confronto ed un dialogo con i responsabili americani alla ricerca di una soluzione alternativa. Obama per parte sua insiste per la guerra a qualunque costo. Preoccupazione seria per un possibile intervento sono state dichiarate anche da parte dell’altro grande da tempo presente sullo scacchiere mediorientale, la Cina. La posizione dell’Iran degli Ayatollàh, che promettono attacco di ritorsione contro Israele e la posizione della Turchia di Erdogan chiariscono senz’ombra di dubbio che le parole di Mons. Toso siano da prendere assai sul serio, con estrema ponderazione e gravità. Il G20 potrebbe avere una funzione diplomatico pacificatoria in quanto dà occasione di un faccia a faccia tra i principali protagonisti. E’ per sabato prossimo, vigilia della natività di Maria, dalle 19.00 alle 24, invece l’incontro di preghiera per la Pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo voluto da Papa Francesco.
francesco latteri scholten.