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Merkel III udienza privata da Papa Francesco. Temi:Ucraina, G7, lotta alla povertà, difesa della salute.

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Quaranta minuti, una durata insolitamente lunga per un’udienza privata, la terza da Papa Francesco per la Cancelliera Angela Merkel a testimonianza che la figlia di un pastore protestante ha trovato ben più affinità con il Papa latinoamericano che non con il suo predecessore tedesco. “Ho avuto la gioia di aver potuto presentare personalmente a Papa Francesco l’agenda della presidenza tedesca del G7” così la cancelliera al termine dell’incontro. L’ “Agenda” invero contiene molti punti assai cari all’impegno del Pontefice quali la lotta alla povertà, il Gavi di Berlino, un programma per la produzione di vaccini (circa 7.53 Mld di Eu) per circa 300 mln di bambini dell’ Africa meridionale, ma anche l’istruzione delle donne, la loro formazione professionale ed il loro ruolo nella famiglia. Tema centrale dell’incontro è stata invece la discussione della situazione in Ucraina, la presenza a Roma in questo momento dei vescovi del Paese ha infatti fatto sì che fosse possibile un ampio e fondato scambio di vedute in proposito. La conferma è data dall’incontro immediatamente successivo – un’ora circa – con il nuovo Segretario di Stato Card. Pietro Parolin ed il nuovo ministro degl’esteri vaticano Arcivescovo Paul Gallagher. Dunque lavoro intenso per una soluzione diplomatica del conflitto. L’incontro è stato preceduto la sera prima da una cena data dalla nuova Ambasciatrice tedesca presso la Santa Sede, Annette Schavan nel corso della quale si sarebbe discusso anche dei rapporti Stato Chiesa ed Islam.
francesco latteri scholten

Putin: alleanza UE ed UEE invece delle sanzioni per conto USA.

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L’attuale politica sanzionatoria della UE, attuata per conto degli USA da parte degl’oligarchi non eletti di Bruxelles, ha trovato sin dai suoi inizi oppositori assai autorevoli in Europa, basti citare l’ex Cancelliere Helmuth Schmidt, intervenuto direttamente dalle colonne del “Die Zeit” di cui è editore ed in cui è redattore e gl’ex premiers italiani Romano Prodi – che ha fatto osservare che le sanzioni provocano una caduta del PIL russo del 5% annuo ed un crollo dell’export italiano in Russia del 50% – e Silvio Berlusconi: “è un grave errore politico ed economico il sanzionamento della Russia”. La stessa Angela Merkel è ben cosciente di come proprio le sanzioni alla Russia siano anche all’origine della recessione economica europea, compresa quella della Germania, tant’è che in occasione del discorso di fine anno ha specificato: “…non contro la Russia ma coinvolgendo la Russia”. D’altro canto, le sanzioni sono imposte a Bruxelles dagl’interessi delle corporazioni multinazionali che spingono al TTIP, l’area di libero scambio con gli USA ed imponendo la contrapposizione con l’ UEE (Unione Economica Euroasiatica), sostenuta anche dalle Banche che su input delle multinazionali monetizzano e creano bolle finanziarie per creare fiducia e sostegno proprio al TTIP. Le banche però – è l’osservazione di Putin – non possono “stampare” commercio, e l’attuale impostazione del TTIP priva perciò l’UE di quello che da sempre è stato il suo partner commerciale naturale. La semplice memoria recente va immediatamente a Togliatti e Togliattigrad, per citare il più noto esempio nostrano, ma anche ai gasdotti, o alla Ostpolitik di Brandt e dello stesso Schmidt. La proposta di Putin all’UE è sostanzialmente quella di rispondere all’aut – aut degl’americani optando per un’alleanza economica con l’UEE invece che per il TTIP in difetto di un TTIP che sia aperto anche al dialogo commerciale con l’UEE. La proposta ha suscitato molti interessi anche negl’ambienti economici dell’UE, tanto che ormai anche su molta stampa tedesca e non è dissenso aperto sulla politica di contrapposizione economica. Di contro, purtroppo, la stessa BCE è soggetta ad assai forti pressioni da parte di Goldmann & Sachs, l’istituto al cui servizio fu anche, giova ricordare, l’altro ex premier italiano Mario Monti. Similmente, anche in Italia la situazione è, attualmente, più delicata: Berlusconi infatti è in “disparte”, e Prodi, sebbene tra i nominativi papabili per il Colle è nondimeno il francotiratorizzato dal medesimo alle ultime; Renzi, Gentiloni e Mogherini sono invece assai vicini alle posizioni sanzionatorie americane. Napolitano invece è l’uomo che ha messo prima Monti e poi Renzi… Va ricordato infine che la proposta di Putin è sì allettante e le sue osservazioni valide, ma la costituzione della stessa UEE con integralisti soviet doc che non hanno mai neppure tentato di dissimulare il proprio revisionismo, non è certamente una solida garanzia. La soluzione più valida, specie considerata la nuova realtà globale, sarebbe l’uscita dall’orizzonte dell’ aut – aut per considerare seriamente una realtà costituita da tutti e tre gl’attori: USA, UE ed UEE…
francesco latteri scholten

Quirinale: tra Colle Romano o Mariano, Pignatone indica Piero Grasso.

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Salito al “Colle più alto” per il primo mandato il 10 maggio 2006 con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto, primo Presidente della Repubblica ex Comunista, Giorgio Napolitano aveva convogliato su di sé le speranze dei più, peraltro già scemate in occasione del suo secondo mandato nel 2013, quando queste erano ormai palesemente dirette a Stefano Rodotà. Un secondo mandato dunque marcatamente istituzionale e segnato da una popolarità in crescente calo con picco in occasione delle poco felici espressioni sull’ “antipolitica” la cui formulazione denota tra le altre cose quella “stanchezza” che lo stesso Napolitano ha più volte lamentato. E’ comunque il mandato contrassegnato dall’ “empasse” della Sinistra, che oltre a bocciare Rodotà manda a picco con i propri franchi tiratori l’altra alternativa eccellente, quella di Romano Prodi. Il “Professore”, fondatore dell’Ulivo, la radice politica del PD, lasciò il partito. Dopo il CdM della vigilia di Natale u.s., Berlusconi – “Il” Nemico giurato n°1 – ha contattato il Presidente del Consiglio per comunicare (sembrerebbe su consiglio di Minzolini) la caduta del proprio veto sul nome del Professore. Come dire: questa volta i colpi dei franchi tiratori potrebbero essere controbattuti ed inoltre non si è più necessariamente indefessi sulla candidatura di Giuliano Amato che resta peraltro il nominativo più gradito. E’ all’insegna del “simul stabant” che la candidatura di Romano Prodi è posta proprio dal suo antagonista del ventennio. Per parte sua Prodi, al di fuori di qualsiasi incarico ufficiale, ha incontrato Putin per tentare una soluzione diversa alla crisi ucraina dietro la quale si cela (o mal cela) quella sempre più evidente tra Unione Europea ed Unione Economica Euroasiatica. La posizione del Professore infatti ha sostegno di fazioni diverse in Europa: Berlusconi in Italia, Schulz in Germania ed a Strasburgo. Europeo è anche l’altro volto eccellente per il Quirinale, Mario Draghi, presidente della BCE. Il nominativo circola sommesso da tempo – Draghi è amico personale di Napolitano, i due si sentono ed incontrano spesso anche informalmente ed una foto che li ritrae insieme campeggia sulla scrivania del Presidente della BCE – sulla stampa italiana riaffiora già in estate, sull’autorevole Frankfurter Allgemeine qualche giorno fa. C’è anche un precedente istituzionale autorevole: Carlo Azeglio Ciampi, predecessore di Napolitano. Un autorevole giornalista italiano che lo avrebbe recentemente incontrato avrebbe però smentito: “E’ attualmente l’italiano più potente del mondo, perché dovrebbe lasciare?”. Sul tavolo prende corpo intanto un altro nominativo ancora, indicato dal Sen Ugo Sposetti (PD), quello del Presidente del Senato Piero Grasso, che trova subito sostegno autorevolissimo, quello del Procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone. Per Piero Grasso ci sarebbe non solo il precedente istituzionale – Oscar Luigi Scalfaro – ma anche una situazione attuale di estrema gravità (come lo fu quella del ’92), a proposito della quale proprio il Procuratore Pignatone ha dichiarato al Sole 24 ore: “fenomeni come quello dell’intreccio mafia, corruzione, politica non possono essere debellati solo con gli strumenti del processo penale. C’è in primo luogo un problema di etica, di valori e della loro percezione sociale (…) Sono le persone e non solo le regole che possono fare la differenza”. Proprio il nome di un magistrato potrebbe perciò essere quello ad hoc, specie se è anche di Antimafia ed ha le caratteristiche indicate proprio da Napolitano…
francesco latteri scholten.

Angela Merkel rieletta Presidente CDU con maggioranza bulgara: 96.7%.

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Né Adenauer né Kohl c’erano riusciti: Angela Merkel è stata rieletta con il 96.7% dei voti, 884 per 914 elettori. Successo plebiscitario anche per i suoi tre portavoce, in particolare Julia Kloeckner 96.5%, ma anche per Voelker Bouffier 89.1% e Armin Laschet 76.1%. Nel suo intervento davanti al plenum la Cancelliera ha attaccato apertamente la politica dell’attuale SPD definendola autolesionista e bancarottista. “Quanto ancora vuole farsi più piccola la SPD?” si è chiesta in riferimento alle vicende della Turingia dove la SPD si è non solo legata ad una coalizione rosso verde, ma ha consentito e sostenuto l’elezione di Bodo Ramelow a Presidente, rafforzando “rossi” e “verdi” ed indebolendo sistematicamente, dati alla mano, sé stessa. “La Turingia – così la Merkel – è infatti solo un primo passo in vista delle elezioni per la cancelleria del 2017, delle quali invero si tratta (…) solo una CDU forte è in grado di contrastare questo progetto ed è a questo che dobbiamo lavorare” Attaccata anche la politica estera SPD, in particolare nei confronti della Russia e della nuova Unione Economica Euroasiatica di Putin e di altri oligarchi ex Soviet degl’altri membri: la Germania continuerà con le sanzioni. Per la politica economica invece, sia tedesca che europea la ricetta è la solita (e difficile): rilanciare la crescita senza fare debiti ed in ciò la cancelliera ha un grande risultato da mettere sul tavolo sia in Germania che in Europa, il conseguimento – per la prima volta da molti anni a questa parte – del pareggio di bilancio proprio da parte del suo Governo. Ovvero è difficile ma non impossibile e proprio su questo molti in Germania ed in Europa storcono il naso, ma sono costretti a riconoscerlo. Visibilmente contenta della Vittoria, dopo un sentito “Danke…” Angela Merkel ha confermato sé stessa: “Niente festeggiamenti, mettiamoci al lavoro…”
francesco latteri scholten

Roma alle urne con Marino candidato sindaco?

Giancarlo Caselli

Solo ora se ne accorge anche la Commissione Antimafia… Eppure, come per Milano c’è una prosecutio ed una attiguità con la realtà criminale preesistente, ovvero quella degl’anni ’80 e ’90. Nella città lombarda sono gli stessi anche i nomi, quello di Greganti ad es. . Come nella città sforzesca, anche nell’Urbe c’è un intreccio in cui “Le rouge et le noir” confluiscono in un colore indefinibile, quello un tempo proprio dei liquami della Cloaca Massima. Nel grande romanzo di Stendhal però i colori si riferivano a due realtà, quella delle armi – anch’essa già presente nelle vicende romane – e quella ecclesiastica, al momento attuale non presente nelle vicende giudiziarie, ma ben presente in quelle precedenti, come testimonia la sepoltura nella Basilica di SantApollinare di De Pedis, ex capo storico proprio di quella Banda della Magliana cui ineriscono anche i fatti di adesso. Ma, l’attore che al momento è in ombra è quello che a Roma conta di più, anzi, è l’Attore della città, è quello che da millenni ne tempra la cultura e ne dirige la politica anche senza guardare ai mezzi come le vicende di “Romanzo criminale” testimoniano; esso inoltre è il primo e più importante datore di lavoro della città. Ed è con la ratifica, solo alcune settimane addietro, da parte di Marino dei matrimoni gay, in aperto contrasto delle linee orientative vaticane, che inizia il declino della stella del sindaco PD. In realtà le prospettive sensate subito attuabili sono tre, avanzate ciascuna da una delle tre principali forze politiche: 1) l’immediato commissariamento, proposta da Silvio Berlusconi; 2) l’istituzione di un assessorato alla trasparenza ed alla legalità guidato da Giancarlo Caselli, proposta dal PD; 3) il ricorso alle urne, proposta dal M5S. Sarebbe buon senso porle immediatamente in atto tutte e tre, ma, storicamente, il buon senso ha sempre fatto a pugni con il buon senso politico machiavellianamente e, soprattutto, guicciardinianamente intesi.
francesco latteri scholten

Putin finanzia 1/3 della campagna di Marine Le Pen per le presidenziali 2017.

hitler e stalinDue dei nove Mln di Euro sono già stati versati dalla First Czech Russian Bank, di proprietà di Roman Yabukovich Popov , un oligarca assai vicino a Putin, come confermato dal tesoriere del Front National, Wallerand de Saint Just, per il quale si tratta di un’operazione perfettamente normale e regolare. Occorrono infatti una quarantina di Mln per una campagna “credibile” e il Partito ha difficoltà a reperire fondi presso banche francesi o europee dopo lo scandalo Sarkozy. La concessione del prestito ha richiesto quattro mesi di lavoro per le “questioni tecniche” e la reiterata presenza a Mosca, oltre che di de Saint Just, anche della stessa Marine Le Pen. Il legame con la Russia di Putin è perciò ulteriormente rinsaldato anche per il Front National, come d’altronde già per la maggior parte dei movimenti e leaders anti Unione Europea ed anti Euro. Per essi l’ex capo del KGB nonché fondatore e Leader dell’ Unione Economica Euroasiatica (la nuova Unione Sovietica) insieme a Nursultan Nazarbaev, già capo del Kazakhstan ai tempi dell’URSS ed Aleksandr Lukashenko, anch’egli già presidente bielorusso ai tempi dei Soviet, costituisce un modello. Come ciò possa essere possibile anche per partiti che come il Front National pare non aspirino certo alla concrezione di qualche Soviet può forse trovare una duplice risposta storica: quella recente con l’immagine della stretta di mano tra Stalin ed Hitler e quella lontana dell’imperatore romano Vespasiano, il quale dopo aver istituito la tassa sui cessi pubblici, davanti ad un Senato costernato gettò dei sesterzi sul tavolo dopo averli odorati di persona e disse a comprova “Non olet”. La cosa comunque pare non ponga eccessivi problemi all’interno del Front National, tant’è che diversi leaders hanno già chiarito di ritenere ben più scandaloso il finanziamento di Sarkozy da parte di Gheddafi.
francesco latteri scholten.

Regionali Emilia Romagna e Calabria: vince Renzi, trionfa Salvini, tracollo FI e M5S.

oliverio_2014_calabria_elezioni_regionali (2)Che l’astensionismo sia stato da record (in Emilia Romagna hanno votato solo il 37.7% contro il 68.1% delle elezioni precedenti ed in Calabria il 43% contro il 59%) è vero, ma il trend di fondo è confermato. Renzi vince e vede ribadita la sua tesi “a sinistra del PD non c’è niente e ogni volta che è stata fatta una scissione a sinistra è fallita”, ma, se la situazione è inequivocabile in Emilia Romagna con Bonaccini nuovo Presidente, è più sfumata al Sud. Al Nord al tracollo di FI, solo 8.36% tanto da far parlare lo stesso Raffaele Fitto di situazione drammatica, e di M5S 13.6%, fa da contraltare il successo clamoroso di Salvini che si è prodigato personalmente nella campagna elettorale, con una Lega al 20%. In Calabria si registra una realtà più intricata: è vero che la coalizione del PD ha preso il 66.1%, è altrettanto vero che il PD per sé ha preso il 23.76%. Il successo di Oliverio, nuovo Presidente della Regione, ha infatti una solida base personale con il 12.25%. Sempre in Calabria, se è confermato il “Goodbye” anche al Sud sia di FI (12.3%) e di M5S (4.88%), è confermata anche la “tenuta storica” dell’area ex DC con circa il 10% ripartiti tra NCD (6.04%) e Unione di Centro (2.70%). Matteo Renzi dunque vince e di netto, ma in Emilia Romagna si ha un supersorpasso della Lega, un minor calo del M5S ed un maggior tracollo di FI; in Calabria è invece, al contrario è maggiore il tracollo di M5S, minore quello di FI e tiene bene l’area ex DC, alla quale peraltro storicamente devono un afflusso consistente sia il PD che FI.
francesco latteri scholten

Goodbye F.I., il voto per la Consulta ipoteca Quirinale ed Italicum.

quirinale630 voti, l’ 88%, 60 in più del necessario, per Silvana Sciarra di Trani, ordinaria di Diritto del lavoro a Firenze, alla Corte Costituzionale. 537 per Alessio Zaccaria al CSM. L’asse PD-grillini marginalizza F.I.. Stefania Bariatti, candidata di Berlusconi, con 439 voti non raggiunge il quorum dei 570 richiesti ed all’appello mancano ben 45 voti proprio delle stesse fila di F.I. . L’empasse che ormai durava da tempo è stata superata dunque con l’uscita di fatto dal “patto del nazareno” sul quale lo stesso Renzi si è espresso con una battuta: “altroché se scricchiola…”. L’osservazione che centra in pieno è però quella di Arturo Parisi – prodiano, uno dei padri fondatori del PD ed uno dei suoi ideologi più importanti -: “ora sono possibili anche altre intese istituzionali anche su Colle e legge elettorale”. Le due in realtà si intrecciano specie se ci si ricorda dell’eventualità di lasciare il proprio mandato prima della sua scadenza, fatta la legge elettorale, ventilata da Napolitano all’accettazione del suo secondo mandato. L’ “italicum” modificato da Renzi – voto alla lista invece che alla coalizione e blocco al 5% – sta bene ai grillini e ha il placet anche dalla Lega e può perciò benissimo essere approvato entro metà gennaio: una falce che taglia fuori “fratelli d’Italia”, NcD e gl’altri satelliti di una F.I. già in ulteriore e definitivo declino. Ne deriva la consecutio: per la successione al Colle è chiaro che il nominativo sarà deciso da 2+1: PD + M5S e Lega. Insomma il voto della Consulta segna il definitivo tramonto di un’era della politica italiana: Goodbye F.I.
francesco latteri scholten.

Renzi chiude Leopolda: Ridare speranza a Italia ed Europa, basta austerity.

RenziLa cosa fondamentale nell’attuale momento è ridare Speranza all’Italia ed è quanto permea sin dall’inizio il discorso di Matteo Renzi sino a trovare esplicita enunciazione al suo termine salutato da una cospicua “standing ovation” dopo esser stato più volte interrotto dagl’applausi. La speranza si costruisce nel presente ed è per il futuro, perciò il PD non può essere un partito di reduci che guardano al passato, è la risposta alle posizioni togliattiane emerse nella minoranza del partito e presenti anche in piazza San Giovanni. Da essa tuttavia il Presidente del Consiglio è pronto ad accettare “qualsiasi critica ed anche eventuali insulti…” ma non il volgersi al passato come direzione per il futuro e gl’esmpi che fa sono eloquentissimi: “Non si può stare a guardare dove stia la fessura per i gettoni del telefono nell’ iphone…”. Il mondo, come quest’esempio dimostra, ha subìto cambiamenti radicalissimi negl’ultimi decenni e la realtà è nuova e diversa e questo è un dato imprescindibile. Un dato anche mediatico, politico e di intelligence: “Oggi un ragazzo di sedici anni con un telefonino connesso alla rete dispone di più informazioni in tempo reale di quante ne aveva a suo tempo Clinton e ciò impone una maggiore responsabilità a tutti noi e maggiori doveri: nessuno può più dire non lo sapevo”. Questo riguarda anzitutto il lavoro e lo Stato che ha il dovere di essere vicino a chi per es. lo ha perso con un sostegno immediato, con la proposta in tempi utili di un nuovo posto che eventualmente il candidato ha una prima volta la facoltà di non accettare, ma poi il dovere invece di accettare il secondo magari con un corso formativo. E’ questo il Jobs act che colma dunque in materia una lacuna grave della normativa e della proceduralità nel nostro Paese. Renzi lo tace ma è quanto sostanzialmente già accade in Germania dagl’anni ’80 e quanto ha rinormizzato in tempi più recenti l’ex cancelliere Schroeder. A proposito di Germania Matteo coglie l’occasione per togliersi (e se lo merita) un sassolino dalla scarpa: “Vogliamo l’Europa che l’Italia ha contribuito a costruire insieme agl’altri Paesi ed il nostro spirito e la nostra storia sono in questa costruzione, ma chiediamo ad essa il rispetto anche per noi: io, Angela, ti rispetto e rispetto i tuoi 10,2 milioni di elettori, ma io ne ho presi 11,6…”. In questa Europa però va tolta l’immagine portata da certi italiani, gl’uomini della sfiducia, “tanto l’Italia e l’Europa non ce la faranno…” perché con questi si rischia davvero di non farcela. Vanno invece portati avanti gl’uomini della fiducia nei Paesi, nell’economia, nelle persone e nelle istituzioni, e, tra queste, Renzi ricorda con accoramento Giorgio Napolitano ed il suo impegno tra mille ostacoli e anche denigrazioni, a lui un grazie particolare… Applausi lo interrompono mentre il discorso volge ormai al termine.
francesco latteri scholten.

S. Giovanni e Leopolda: incrinato il progetto che fu di Berlinguer e Moro?

roma 25 10 2014 dStavolta sono 1 milione a mettere un punto interrogativo. Allora era stata la guerra fredda con una sua “longa manus”, le BR, a porre la parola fine: il cadavere di un “bianco”, Aldo Moro, era stato ritrovato nel bagagliaio di una R4 rossa in Via Caetani, a metà strada tra Via delle botteghe oscure, sede del PCI e P.za del Gesù sede della DC. Nessuno sale sulla “macchina rossa” per imboccare una “terza Via”. Enrico Berlinguer deve invece la sua vita alla bravura del suo autista che si era portato appresso in Bulgaria negli stessi anni. Veto crociato dunque, dall’alto, di USA ed URSS. Oggi tuttavia, a 36 anni di distanza, l’ URSS è crollata subito dopo il muro di Berlino e, anche se ultimamente Putin insieme ad altri sta tentando di ricostruirla, la guerra fredda non c’è più, perlomeno non nei termini di allora e con buona pace della crisi ucraina per motivi petroliferi. Così il progetto, ch’era poi stato quello dell’ “Ulivo”, radice del PD, pareva poter essere in qualche modo e tra mille difficoltà fattibile. Il PD stesso, il crollo di Forza Italia e, soprattutto, il formidabile esito delle ultime elezioni, oltre il 40% di voti che ha fatto auspicare a Reichlin un nuovo “partito della Nazione”, il nuovo assai poderoso peso in Europa e nella “Sinistra” europea, sembravano darne adito. Oggi è la piazza a mettere in discussione la compattezza (e l’eventuale entità reale) di quell’ “oltre 40%” perché se è vero che è ancora possibile e auspicabile trovare una sintesi con la Leopolda, è altrettanto vero che – a dispetto dei recenti sondaggi – il milione sposta i “pesi” a sinistra e riporta ad un’Italia antecedente a quella di Berlinguer e Moro, in cui si staglia anche – e forte – l’ombra del “Migliore”: Palmiro Togliatti. Un dialogo con lo spirito che fu dell’uomo che fece fare alla FIAT gli stabilimenti di Togliattigrad in URSS è certamente possibile, e certamente lo è anche con i suoi eredi e successori politici, ma è chiaro, ovviamente, che vada ricercata una sintesi diversa da quella che andava configurandosi, non solo in Italia, anche in Europa.
francesco latteri scholten.