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Papa Francesco: il mio sarà un pontificato breve.

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Un’immagine bella e rassicurante di Nostra Signora di Guadalupe (dall’azteco Coatlaxopeuh: colei che schiaccia il serpente) sovrasta un Papa Francesco altrettanto sereno e cordiale in dialogo con una Valentina Alazraki di Televisa attenta a non riproporre le usuali domande, ma quella aperta dalle dimissioni di Papa Benedetto e circolante circa quelle eventuali dello stesso Bergoglio non poteva mancare. E Papa Francesco ha risponde: “Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto (…) Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1400 (…) Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai Papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale.” Una concezione nuova e più umana del Papato che è certo una Grazia Speciale ma anche un mandato umano. Dunque basta con la concezione dantesca che manda all’Inferno “colui che fece per viltade il gran rifiuto. Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d’i cattivi a Dio spiacenti e a’ nemici sui.”(Inf. III, 59 e sg). La scelta di Celestino V e Benedetto XVI di dedicare l’ultima parte della propria vita alla preghiera ed alla contemplazione è valore positivo e profondo come d’altronde Bergoglio ha ribadito più volte. La tesi però, inevitabilmente si rivolge allo stesso Papa Francesco: “Abbiamo la sensazione che lei è come se avesse fretta nel suo modo di agire, come se vedesse il suo pontificato a breve termine…” R. “Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più… Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.” E la risposta del Papa è pacata e sorridente e fa anzi anche una battuta scherzosa sul dopo: “Dopo penso di entrare in una pizzeria, così come uno qualunque che non lo conosce nessuno e mangiare un pezzo di pizza, come tutti…” La semplicità che lo fa grande.
francesco latteri scholten

Anche per Papa Francesco la fine di Benedetto XVI ?

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Sarebbero già state due le volte in cui anche Papa Francesco avrebbe assai seriamente riflettuto alla remissione del mandato, un gesto sinora inusuale e compiuto solo da Celestino V e da Benedetto XVI. All’origine vi sarebbe, ancor più che per il suo predecessore, da un lato l’opposizione sempre più forte al decisivo rinnovamento della Chiesa cui l’attuale Pontefice sta procedendo con ancor più determinazione di Benedetto XVI, dall’altra – paradossalmente – le stesse riforme, le quali inicideranno anche sulla figura del Pontefice e sulla tipologia della sua preminenza. Dopo la sostituzione di Bertone, anche come camerlengo, Papa Francesco ha infatti anteposto Haiti a Venezia e le Filippine a Torino, puntando nuovamente su una Chiesa meno italocentrica e più mondializzata. L’aspetto che più connota invece il distacco anche dalla Chiesa ratzingeriana è la secondarizzazione del clericalismo, attaccato in occasione del discorso prenatalizio alla Curia con una veemenza che non ha precedenti nella storia della Chiesa. A conferma che non si tratti solo di parole c’è la fattiva (ma anche rapida seppur silenziosa) sostituzione di vescovi e curiati del vecchio corso con uomini nuovi ma ben conosciuti da Bergoglio ed in grado di incarnare lo Spirito del suo pontificato: non dei dottrinari rigorosi e con la frusta in mano, bensì pastori sensibili ed umani. La riforma non lascia in disparte lo IOR e la gestione delle finanze vaticane ed a ricordarlo c’è che il neocamerlengo, Card. Tauran, è membro anche della Commissione di controllo dello stesso IOR… Insomma un rinnovamento a tutto campo che non lascia fuori neppure la concezione del matrimonio o quella dei sinodi e neanche quella dello stesso “Ufficio Papale”. Ovviamente, le tensioni antipapali crescono in proporzione e sono ormai così forti da considerare anche l’ipotesi di una deposizione. Ma, in proposito si stagliano due tappe importanti: a) il sinodo dell’autunno 2015 ove basterebbe una minoranza di un terzo più uno degl’aventi diritto per cancellare le prospettive di Papa Francesco; b) il dicembre 2016, data cui Bergoglio compie 80 anni, perché, innovando la concezione del papato, si applicherebbe anche ad esso, come già per l’elegibbilità e per molti incarichi ecclesiali, la soglia dell’ottantesimo anno di età. Insomma un’abdicazione alla Benedetto XVI è vista non più come fatto inaudito, come colpa da inferno dantesco, bensì come fatto indispensabile ad una demistificazione del Papato ed inderogabile per un suo radicale rinnovamento.
francesco latteri scholten.

Camerlengo Tauran annunciatore del papato di Francesco.

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Era ora. Finalmente Papa Francesco si è deciso ed il nuovo camerlengo è un volto noto in tutto il mondo per essere stato, nella sua qualità di Cardinale Protodiacono, l’annunziatore proprio dell’ultimo celeberrimo “Habemus Papam”, quello annunziante il papato dello stesso Francesco, cui il 19 marzo 2013 ha imposto il Pallio. Francese, originario di Bordeaux, classe 1943, è noto soprattutto per la sua notevolissima competenza diplomatica internazionale e curiatica, iniziata fin dal 1969 come sottosegretario della Curia per i Rapporti con gli Stati. Le sue capacità sono premiate da Giovanni Paolo II il quale il I° dicembre 1990 lo promuve a segretario della stessa Commissione. E’ sempre Papa Wojtyla a consacrarlo Arcivescovo il 6 gennaio 1991 e ad innalzarlo alla dignità cardinalizia in occasione del Concistoro del 21 ottobre 2003. Fece scandalo alcuni anni fa la sua dichiarazione da diplomatico che asseriva che “paradossalmente i cristiani erano più tutelati in Iraq ai tempi di Saddam Hussein”. E’ proprio la sua capacità diplomatica in sede ONU e per quanto riguarda le relazioni con gli Stati di religione islamica a portarlo il 25 giugno 2007 alla Presidenza del Consiglio per il Dialogo Interreligioso ed a quella della Commissione per le Relazioni Religiose con i musulmani. La sua competenza lo ha poi portato ad incarichi estremamente delicati (ed in momenti delicatissimi) per le notorie vicissitudini connesse, ossia a membro della Commissione Cardinalizia di Vigilanza sullo IOR, e, nel 2013, alla Pontificia Commissione Referente sullo stesso istituto. Di nuovo un Camerlengo dunque con incarichi anche inerenti lo IOR, ma questa volta dallo spessore morale decisamente superiore ed alieno alle scandalosamente sfarzose dimore e ricevimenti del suo predecessore. Un uomo dunque ben più in sintonia con il suo Papa e perciò ben più adatto a farne le veci in Sua assenza.
francesco latteri scholten

Basta con il fondamentalismo islamico e le sue violenze. No a Dio che non ride, sì a Dio che Ride.

stragi islamiche

Basta con il fondamentalismo e l’integralismo islamico e le sue violenze. Basta con il Burka. Basta con l’infibulazione (amputazione della clitoride) delle donne perché la donna non ha da provare piacere sessuale ma ha da essere oggetto del piacere sessuale dell’uomo. Di quale uomo? Di quello che non sa neppure fare godere la sua donna? E che uomo è? Basta con la lapidazione delle donne e la loro discriminazione in genere. Basta con il taglio delle teste, delle mani, di altri arti, basta con le lapidazioni, basta con le violenze, le sentenze in contumacia, le persecuzioni dei cristiani, dei buddisti e dei fedeli di altre religioni, basta con gl’assassini in nome di Allah. Basta con la condanna a morte per ateismo. Basta con gl’attacchi istero paranoici di massa per una vignetta o per un filmato, che nasconde solo l’inacapacità assoluta di confrontarsi culturalmente e civilmente con gl’altri. Basta con tutto questo che è l’insudiciamento dello stesso Islam, quello vero, quello che fu la cultura di uomini insigni come Avicenna, Al farabi, Ibn Gebirol e tanti altri, che è – ai ns. tempi – il substrato culturale di uomini grandissimi quali Salman Rushdie, condannato a morte in contumacia per aver scritto un romanzo giudicato non ortodosso da chi quel romanzo non ha neppure la capacità di leggere. Basta con ciò che sta a monte di tutto questo: il concetto che il riso sfregi e deturpi il volto dell’ uomo e quello di Dio. Perché come benissimo dice già Aristotele nella sua “Poetica” anche Dio ride ed il suo riso è sublime e ad Aristotele miravano con ammirazione Avicenna, Al farabi, Ibn Gebirol e tanti altri uomini illustri ed appartenenti all’Islam, quello Vero e non la sua caricatura grottesca che vediamo in scena nelle violenze di oggi. Una caricatura grottesca che sta all’Islam vero come il Ku Klux Klan sta al cristianesimo. Nessun credente di nessuna religione ha diritto di commettere violenza in nome di Dio, neanche se si chiama Allah. Anche tutti gl’altri hanno diritto alla propria fede religiosa o laica che sia ed alla propria cultura. Chiudo con una frase di Michel Foucault “Qualunque forma di delirio (dunque compreso quello religioso ndr), il fatto stesso di esercitare il proprio delirio, vale a dire di respingere tutto ciò che esige discussione, ragionamento, prova, comporta in quanto tale una certa affermazione di onnipotenza, e ciò risulta assolutamente comune ad ogni forma di follia ….”
francesco latteri scholten.

Mons Giovanni Carrù: dai candelabri a Bertone agli amici della “famiglia” Gambino.

mons giovanni carru“Pastorem dabo vobis”, ma probabilmente Mons. Giovanni Carrù non ne è l’interprete più adatto, come – ex post – pare non lo sia neppure a ricoprire l’incarico attualmente conferitogli di segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. La sua inadeguatezza anche a ricoprire il semplice incarico di parroco è stata infatti dimostrata dai Carabinieri del nucleo “Tutela del patrimonio culturale” condotti dal capitano Guido Barbieri e dal sostituto procuratore Gabriella Viglione che in seguito alle molteplici segnalazioni di cittadini e fedeli hanno portato avanti una accurata indagine dalla quale è emersa l’asportazione dal Duomo di Chieri di diverse tele, statue, mobili ed altri oggetti proprio durante il ventennio in cui Giovanni Carrù ne è stato parroco. Opere sono scomparse anche dalle Chiese di San Filippo Neri e San Guglielmo. Diversi oggetti sono stati ritrovati inspiegabilmente presso privati che li avrebbero ricevuti in dono. Alle donazioni non sono stati esenti neppure alti prelati tanto che due candelabri sono stati ritrovati presso l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone che li ha prontamente restituiti. Ammanchi di cifre considerevoli vi furono pure dai conti correnti bancari della parrocchia, tanto che il sostituto procuratore Cesare Parodi aprì un’inchiesta, poi archiviata perché il Vicario generale della diocesi di Torino Guido Fiandino non fece querela e perché in seguito all’inchiesta Mons. Carrù restituì il maltolto. Nonostante questi precedenti che in Vaticano dovevano essere ben noti, anche se l’inchietsa che li ha portati alla ribalta è del 2012, il 18 luglio 2009 il Card. Gianfranco Ravasi, voluto proprio da Bertone, nomina Carrù alla segreteria della Commissione per l’Archeologia Sacra. Problemi più seri di due candelabri pare debbano invece arrivare a Mons. Carrù da vicende inerenti un altro segretario di Stato vaticano emerito, il Card. Angelo Sodano, più precisamente dal nipote di questi, l’Ingegner Andrea Sodano. Quest’ultimo infatti è stato cooptato da Raffaello Follieri, ormai noto per essere uno dei maggiori truffatori degl’ultimi decenni, compagno di Anne Hathaway, attrice “Oscar”, ma che non disdegna il porno. Negli USA il Follieri è riuscito a trovare introduzione addirittura sia presso i Clinton che presso i Mc Caine, come al di qua dell’Atlantico in Vaticano. La vera ascesa di Follieri – secondo un’inchiesta de “L’Espresso” del 2006 – sarebbe dovuta all’incontro ed all’entrata in affari con Vincent Ponte, figlio di uno dei patriarchi della famiglia Gambino, la più potente delle “5 famiglie” della mafia italoamericana. Una delle idee “clou” di Follieri, resa possibile grazie a “the Uncle”, ovvero lo zio Cardinale (zio di Andrea): approfittare della vendita di beni immobiliari delle diocesi per risarcire le vittime della pedofilia e trasformarli in beni di pregio per poi rivenderli… Le vicissitudini finanziarie di Follieri sono poi molteplici e poliedriche, l’ultima prima dell’arresto: un assegno a Mons. Giovanni Carrù già sottosegretario della Congregazione per il Clero…
francesco latteri scholten.

Al Baghdadi e l’ultima Jihad islamica: contro la donna, l’Occidente, il secolarismo.

oriana fallaciL’immagine storica dello scontro dell’Islam con la cultura occidentale è invero già avvenuto, alcuni anni or sono, sotto l’egida di quella che giustamente Oriana Fallaci (e non solo lei) ha definito la moderna Medusa: l’immagine mediatica data dalla TV. I due protagonisti, d’altronde ne sono entrambi ben coscienti: il leader religioso islamico allora (e probabilmente ancor oggi) più conosciuto in Occidente, lo sciita Ayatollàh Ruhollah Khomeini, che proprio per questo impone che la Fallaci indossi il burka, per mostrare così al mondo intero ch’egli era riuscito ad imporlo anche a quella ch’era ritenuta un’icona del femminismo e la stessa Fallaci che – più abile ed intelligente – aveva acconsentito a condizione – ingenuamente accettata dall’ Imam – che l’intervista fosse trasmessa in diretta. La scena madre accade alcuni momenti dopo l’inizio dell’intervista, quando d’improvviso la giornalista e scrittrice si alza in piedi e davanti alle telecamere, e, soprattutto, davanti ad un Imam esterrefatto, si toglie di dosso il Burka: “Hai tanta paura di me perché sono una donna? E’ questo che ti terrorizza?”. Che il nocciolo della questione sia – infine – proprio questo, lo testimonia il recente proclama del nuovo leader sunnita Jihaddista Al Baghdadi (gli sciiti sono l’ala “moderata” – e per i sunniti, il 90% degl’islamici – eretica dell’Islam): “infibulate tutte le donne”. E, lo è ancor prima che l’Occidente ed il suo secolarismo del quale già la Fallaci – lucidamente – scriveva: “… Ma ora che Dio ed il diavolo sono morti ammazzati dai nostri Nietzsche e dai nostri Freud e dai nostri Marx, ora che le grandi religioni della salvezza sono state screditate dalla nostra scienza e dal nostro raziocinio, ora che il Paradiso e l’Inferno sono diventati due fiabe (…) Il Bene ed il Male non costituiscono più due categorie etiche, cioé un problema morale. Al massimo costituiscono un problema medico, uno stato di salute o di non salute psichica, un equilibrio o uno squilibrio (…) E la definizione obbiettiva non ha più senso…” (O. Fallaci, “Insciallah” Bur, 2004, pag. 769). Il problema della donna che – come tristemente ci hanno mostrato le immagini racappriccianti dell’Isis in questi giorni, quando non è la bambina di 7 anni costretta in lacrime con la violenza più atroce e radicale a convertirsi e sposarsi con “Il Grande Guerriero Islamico” – diventa colei che schiaccia la testa al serpente. Ed è Karl Gustav Jung a spiegarne il perché: un mandala – o in termini più propriamente e pertinentemente psichici – che non comprenda anche la donna, ovvero il femmineo che è presente anche nell’uomo, la sua “anima”, come nella donna il maschile l’ “animus”, gli è psichicamente e spiritualmente inferiore perché incompleto. Ed è l’immagine mediatica della donna, soprattutto di quella occidentale, a distruggere l’Islam: è la Tatcher, capo di Stato di una delle più grandi potenze occidentali (per di più quella storicamente più connessa con il mondo arabo), a colpire l’Islam, ma anche, ovviamente donne come la Kirchner, o, ancor più, come la Lagardére o la Merkel, la Hillary Clinton ma anche la De Beauvoir, le nostre Montessori e Fallaci e … la lista è lunga. Esse, ancor prima che Freud o Nietzsche, testimoniano della radicale falsità ideologica di religioni che altro non sono che sataniche ideologie del potere. Lo testimonia – con buona pace di burka e di tanta ostentata purezza e pudore – quella pornografia di cui (statistiche alla mano) proprio gl’islamici e non gli svedesi o gli hawaitiani sono i maggiori consumatori, e quelle pornodive tanto apprezzate (sì anche da loro e dai loro integralisti!) che sono tutt’altro (grazie a Dio!) che infibulate e che mostrano il piacere vero di donne vere e non mutilate, che è poi quello che non si vuole ammettere: la mutilazione della donna e del suo piacere è quella dell’uomo e del suo e viceversa… Ma, come giustamente ha ben compreso il fanatismo jihaddista sunnita da Bin Laden ad Al Baghdadi, o adesso o mai più: o almeno in quegl’ambienti islamici arretrati del Medio Oriente e dell’Africa in cui è egemone, si distrugge l’Occidente o questi e le immagini di esso che testimoniano della menzogna ideologica dell’Islam, a cominciare da quella della donna, spaccheranno la testa al serpente islamico. Del resto, proprio l’accentuatissima secolarizzazione del Medioriente ne è la prova, come la reazione ad essa, ossia la recrudescenza islamica di quelli che vedono distrutto il loro perverso potere e presunto prestigio. Si trova così confermata la tesi sostenuta qualche anno addietro da Huntington, per la quale nel mondo dell’avvenuto crollo dei muri e delle ideologie che li sorreggevano, le società tornano a ciò che le connotava prima, anzitutto al fattore religioso. Ma, la cultura dell’Occidente, specie quella moderna e contemporanea, come d’altronde quella classica greca nel cui Rinascimento essa pone le sue radici, si pone come la più radicale antitesi a quella islamica e specie a quella sunnito jihaddista…
francesco latteri scholten.

P.S. Avrei voluto per quest’articolo l’immagine di Oriana Fallaci mentre si leva il burka davanti ad un Khomeini esterrefatto. Non sono riuscito a trovarla sul web. Corredo perciò l’articolo di quell’immagine che ritengo più appropriata, ovvero della Fallaci quale icona dell’Occidente.

Don Rustico: “Cacciate a schiaffi il giornalista della notizia dell’inchino della Madonna al boss…”

Giancarlo Caselli

 

Dopo l’inchino della statua della Madonna al boss, la cacciata del giornalista che ha dato la notizia dalla chiesa: “Cacciate a schiaffi il giornalista della notizia dell’inchino della Madonna al boss…” A soli 15 giorni dalla decisa scomunica dei mafiosi da parte di Papa Francesco, é così che ha esordito dal pulpito per l’omelia Don Benedetto Rustico, parroco di Oppido Mamertina, contro il giornalista e cronista de “Il Fatto Quotidiano”, Lucio Musolino – cui va tutta la solidarietà di chi scrive -, ch’era presente in Chiesa. Benzina sul fuoco dell’inchino della statua della Madonna davanti casa di Giuseppe Mazzagatti, ritenuto capo dell’omonima cosca di Oppido Mamertina. Se, da un lato c’è stata l’immediata condanna sia del Vicepresidente della CEI, Mons. Angelo Spinillo, “istigazione non cristiana e non civile”, così come quella di Salvatore Nunnari, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, dall’altra, come si evince anche dalle oneste parole dello stesso Mons. Spinillo a “il Fatto Quotidiano”: “Sinceramente si rimane molto perplessi di fronte alla divulgazione di notizie che portano alla conoscenza di tutti di avvenimenti che non sono quelli che la Chiesa vorrebbe, soprattutto quando si istiga ad azioni contro le persone e contro la verità dei fatti. Si possono avere opinioni diverse, – sottolinea ancora il vicepresidente della Cei – magari condizionate da una tradizione che non riusciamo ancora a superare, ma non è possibile che ci siano forme di istigazione di questo tipo che non sono né cristiane e né civili, e che minano il rispetto del ruolo e della persona”. Ed è purtroppo vero: una tradizione che non si riesce ancora a superare; ma proprio queste parole trovano un immediato parallelismo con le dichiarazioni del Sindaco di Oppido Mamertina, – anch’egli immediatamente distanziatosi – Domenico Giannetta: “A noi pare che sia stata ripetuta una gestualità che va avanti da 30 anni…”. Insomma, la seconda grande, oscura e tenebrosa ombra della storia italiana, quella dei rapporti Chiesa / mafia, peraltro sempre intrecciata con la prima, quella del rapporto Stato / mafia, il fantasma di De Pedis sepolto in S. Apollinare (rimosso grazie all’impegno civico di molti e dell’ex sindaco di Roma Walter Veltroni). Da qui la richiesta più adeguata pare essere quella duplice di Giancarlo Caselli, risposta ferma e decisa sia dello Stato che della Chiesa. Da parte dello Stato un provvedimento immediato di scioglimento della Giunta Comunale, da parte della Chiesa ferma condanna e distanziamento, ma, soprattutto, vicinanza e sostegno pieno a Papa Francesco ad alla sua scomunica. In proposito infatti l’ex Capo della Procura di Palermo ribadisce: “Le coscienze dopo la scomunica di Bergoglio non si sono ancora risvegliate. Sarebbe opportuno che tutti i parroci, dell’Italia intera, ripetessero ogni domenica questa scomunica. È importante che la Chiesa non ceda, che non faccia passi indietro (…). Guai se l’inchino fosse accettato. E (…), auspico che faccia la stessa cosa lo Stato.” Ed in proposito Caselli sottolinea l’importanza del segnale proveniente dalla rivolta (alla scomunica di Papa Francesco, ndr) dei carcerati per ndrangheta nel carcere di Larino, segnale che non va disinterpretato: “Verrebbe da dire che i boss della ’ndrangheta rifiutando la messa accettano la scomunica, magari si pentono. Ma non è così. È una ribellione. Ribadiscono la loro mafiosità. Pretendono di continuare a uccidere, rubare e trafficare droga senza essere condannati come “peccatori”. È una sfida a chi offre una cultura alternativa alla loro violenza. Indicano papa Francesco come nemico e lo sfidano perché non vuole essere loro complice, distinguendosi da una certa Chiesa del passato, spesso prigioniera di un agire troppo timoroso se non connivente.”
francesco latteri scholten


Papa Francesco ad un anno dalla nomina.

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Eventi imprevedibili ed imperscrutabili, come d’altronde le Vie del Signore, si originano anche nella Chiesa scuotendola a fondo. E, sono proprio questi eventi ad inaugurare e segnare radicalmente la Chiesa moderna e contemporanea: dalla Rerum Novarum di Leone XIII che il 15 maggio 1891 la catapulta nella modernità, all’elezione al soglio pontificio di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II. Ultimi della serie le dimissioni (c’è un solo precedente storico) di Papa Benedetto XVI – al secolo Joseph Ratzinger, il teologo che maggiormente ha connotato la Chiesa del Novecento, prima brillante progressista tra i più importanti del Vaticano II, poi connotato da una linea più decisamente conservatrice -, ed infine l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, 13 marzo 2013. Una gaffe della presidenza della CEI, un bigliettino augurale per la nomina subito inviato al nuovo Papa alla notizia dell’avvenuta elezione senza aver atteso il nominativo del nuovo eletto in cui ci si felicitava con il Card. Angelo Scola, chiarisce quanto imprevista ed inattesa fosse l’elezione di Bergoglio, uomo dalla formazione spirituale ignaziana e marcatamente da quella del Card. Martini, già messa in disparte. Due anime, conservatrice e progressista permeano in profondità la Chiesa connotandola ed interrogando le coscienze dei molti come dei singoli, dei credenti, ma anche dei laici. E’ l’anima conservatrice alla fine quella che si dimostra – clamoroso il caso del Non Expedit – non in grado di rispondere ai segni dei tempi, assolutizzando i propri dogmi e proiettandosi in una dimensione altra da quella più prettamente evangelica della comunità formatasi intorno a ns. Signore. Una dimensione che di per sé anche storicamente più volte stava per soffocare la Chiesa stessa, che riuscì a salvarsi solo proprio grazie a figure come quella di San Francesco, figure portatrici intrinseche dell’altra anima. Quest’ultima invero, sebbene portatrice dell’ “Elàn” Vitale che sempre è stato portatore di salvezza, tanto alla comunità quanto alle singole coscienze, ha però sempre, in qualche modo imperscrutabile, bisogno anche dell’altra. Vi è in questo probabilmente qualcosa del quid del Mistero insondabile dell’agonia del Cristo: “… in verità io sarò in agonia sino alla fine dei tempi.”. La stessa persona fisica può portarli, e spesso li porta entrambi: il progressismo per il Vaticano II ed il moderatismo per la sua concrezione pratica. Non riguarda solo Joseph Ratzinger, ma, a ben vedere anche Jorge Bergoglio. L’anima progressista trova conferme a dir poco clamorose, si va dalla stessa scelta del nome, da sempre per ogni Pontefice indicativa dell’animo proprio e del proprio pontificato, alla rinuncia alle scarpe rosse, al nucleo del più celebre dei sui primi discorsi: “… se cade un mattone è tragedia, se cade un operaio non fa nulla” che riprende quello altrettanto éclatante della Rerum Novarum. Gesti piccoli e grandi, uno Spirito dichiaratosi nell’enciclica Lumen Fidei e nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il nucleo vero e profondo di Papa Francesco è tuttavia invece rintracciabile in un altro suo scritto che non è atto ufficiale del Papa: “Aprite la mente al vostro cuore”. Scritto estremamente moderno e progressista, ma radicato nella più classica delle spiritualità cattoliche, quella di Sant’Ignazio di Loyola. Si tratta infatti degl’Esercizi Spirituali del grande Santo, visti, praticati e guidati da Papa Francesco in persona. E’ la versione più valida e più immediatamente accessibile degli Esercizi e destinata ad affiancare quella originale. E’ il vero testo base della Spiritualità e del pensiero di Jorge Mario Bargoglio, quello dal cui vissuto scaturisce il pensare e l’operare del Papa: la Lumen Fidei, la Evangelii Gaudium, le posizioni circa il lavoro operaio e le questioni sociali, ma anche cose molto più piccole, come la rinuncia alle scarpe rosse, l’uso privato di una vecchia R4 donatagli, e anche l’essere beccato in contromano per le vie di Roma con la stessa… . Insomma, Sant’Ignazio, filtrato anche dal pensiero del Card. Martini, riporta in auge quello Spirito Conciliare cui aveva portato anche il primo Ratzinger, un ritorno al “passato” che è invero una proiezione al futuro.
francesco latteri scholten.

Il 14 aprile Santo il Papa intellettuale/operaio, drammaturgo che leggeva Sartre ed Hemingway.

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E’ una delle grandi figure atipiche del cattolicesimo del Novecento che ben si colloca accanto a quelle di Edith Stein, di Jacques Maritain, di Bernanos e di molte altre minori, quella di Karol Wojtyla. Grandi Spiriti travagliati dal confronto culturale, sociale ed ideologico con i propri tempi, lontani da un itinerario spirituale e vocazionale ordinario, quello normalmente intrapreso da religiosi ed anche laici. Spiriti che debbono anche all’asprezza dei loro tempi (ed alla “imperscrutabilità” delle “Vie” del Signore) il fatto di non essere stati estromessi dal cattolicesimo come sarebbe accaduto in altre circostanze. Vale per Bernanos, ancora oggi per molta parte del cattolicesimo un borderliner, per Maritain cui solo il Concilio Vaticano II appena concluso evitò la scomunica già in itinere. Vale per il giovane intellettuale operaio Karol Wojtyla, cui solo l’asprezza del nazifascismo e della guerra prima, del comunismo poi, consentirono da un lato di dare grande testimonianza di fede, dall’altra di evitare il Seminario, al quale la figura del giovane drammaturgo e delle sue frequentazioni sarebbe stata decisamente inadeguata. Più filosofo che teologo, corrente di riferimento quella più diffusa ovvero la fenomenologico esistenzialista inaugurata da Husserl ed Heidegger, cui la giovane e brillante Edith Stein – con connotazioni spesso parallele a quelle di Sartre – aveva dato la mediazione con San Tommaso d’Aquino. Poco convincente per i propri superiori sul piano intellettuale e filosofico, ancor meno su quello teologico nonostante gl’esami brillanti, convinceva di più per la sua vita da operaio vero, per la partecipazione alla liturgia e per la diffusione dell’insegnamento cristiano nonostante i rischi cui questo lo esponeva. Fatto sacerdote non senza riserve, fu destinato ad una delle più insignificanti delle parrocchie della diocesi. Ma qui, proprio quella formazione filosofico intellettuale che era ritenuta il suo maggior limite si mostrò invece il maggior punto di forza: un giovane sacerdote avvezzo al confronto con la cultura moderna, con le ideologie, capace di guidare soprattutto i giovani, sostenuto in ciò anche dalle sue indubbie qualità di sportivo. Con Bernanos e Maritain, ma anche con laici come Sartre, condivideva la ricerca per la “Terza Via” e l’impegno socioculturale deciso in questo senso. Proprio in esso, a differenza di questi ultimi cui lo status quo sancito da Yalta e la guerra fredda segnavano la barriera più forte, la nomina dell’ormai giovane Cardinale a Pontefice apriva orizzonti e scenari nuovi e prima del tutto inimmaginabili. Il resto è storia ed a partire dal 1989 il muro di Berlino non c’è più e con esso l’ordine sancito a Yalta. Ciònonostante, siamo ormai nel 2014, la Terza Via non pare assolutamente vicina e l’Europa, anche la Polonia, rigurgitano di focolai oscuri, vicini a quelli che a Berlino, nel 1933, illuminarono la notte con i bagliori dell’incendio del ReichsTag.
francesco latteri scholten.

Papa Francesco: unità dei cristiani dono dello Spirito, della preghiera e dell’impegno comuni.

abside san paolo

Conclusa con i Vespri di oggi, celebrati come consueto alla Basilica di S. Paolo fuori le mura, la settimana per l’unità dei cristiani, cui apice è il giorno della commemorazione della conversione di S.Paolo. “Saulo, Saulo perché mi persguiti…” è l’interrogativo radicale e profondo con cui ns Signore si rivolse a Saulo nel deserto, da sempre luogo simbolico dell’incontro con Dio. Deserto anzitutto del nostro spirito, dove, al cospetto del Nulla, Dio interroga con un semplice “Perché?”. Ma è il “Perché?” di Dio e dunque scuote le fondamenta dell’io perché pone, al tempo stesso, all’uomo, l’interrogativo su di sé e sulla propria vita, sul senso, sul significato. Non quelli occasionali, ma sul senso e sul significato ultimi. La domanda perciò implicante l’ermeneusi più profonda. Saulo cade cieco, di una cecità prim’ancora che fisica, spirituale, ovvero la privazione di ogni riferimento precedente, di tutti i riferimenti della propria vita, perciò barcollante, condotto da altri. “Il” Riferimento nuovo costruisce ipso facto l’uomo nuovo: Paolo. Un Nuovo dove vecchio e nuovo sono sussunti in una nuova realtà proiettata in una dimensione nuova: la conversione è così unità ed unificazione. Essa è però anzitutto Dono, Dono dello Spirito, di Dio, che solo può dare l’unità nella diversità, sia a livello del singolo che della società, e fare della diversità una ricchezza. Già Papa Ratzinger osservava come, viceversa, il Nemico agisca in senso contrario diffondendo ciò che gli è proprio: la divisione senza unità, ovvero il proprio spirito, quello di divisione. Esso, notava ancora Benedetto XVI, è frutto del peccato – anzitutto della superbia – ed a sua volta genera altro peccato in un ciclo vizioso. E’ quanto ribadisce Papa Francesco: “L’unità dei cristiani è un dono dello Spirito, della preghiera di tutti e dell’impegno comune di tutti. (…) Perché alla fine, l’unità dei cristiani non avviene mica così, quasi per un miracolo di “magia” (…) L’ Unità è un dono dello Spirito e c’è se tutti ci impegnamo a pregare insieme, a fare un cammino insieme, se lavoriamo insieme (…) Se capiamo che la diversità è una ricchezza…” Ma il cammino è, e resta, un cammino arduo e difficile, come del resto la stessa vita di S. Paolo dimostra: in seno alle stesse prime comunità cristiane i dissidi furono a volte anche assai aspri, specie per quanto concerne il problema della circoncisione, oggi con linguaggio moderno sarebbe opportuno dire circa il l’univocità del modello socio culturale, un problema tutt’altro che definitivamente appartenente al passato. Si può anzi dire che ciò che ha connotato le prime comunità cristiane è stata proprio la capacità di conservare l’unità nelle diversità, a differenza di quelle successive in cui purtroppo la divisione è stata l’esito. Quel che è peggio, è che, nella storia, specie dopo l’editto di Costantino (oggi riconosciuto come un falso), è prevalso lo spirito di antagonismo, cioé di divisione. E, bisogna essere onesti, non solo da parte dei cattolici. E’ solo in tempi vicini, in particolare a partire dal pontificato di Papa Giovanni XXIII, che è stato sentito con forza lo scandalo della divisione e che ci si è impegnati con forza in un senso ecumenico. L’impegno forte è venuto da parte anzitutto, oltre che da parte dello stesso Ppa Giovanni, da parte di tutti i Pontefici successivi – Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI – ma anche da Ordini (vanno ricordati in particolare i Francescani ed i Gesuiti), e Comunità (segnatamente quella di Bose e di S. Egidio). E’ accaduto così che abbiano anche assunto significato simbolico due luoghi: Assisi e la Basilica di S. Paolo fuori le mura, dove oggi di nuovo, dopo una sosta in prghiera alla tomba dell’ Apostolo delle Genti, il Papa ha celebrato i solenni Vespri per la chiusura della settimana dell’unità dei cristiani.
francesco latteri scholten.