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Clandestini, nuova frontiera dell’orrore: dai barconi alle navi fantasma.

immigrazione cland (2)

Sono due in soli tre giorni le navi fantasma in rotta verso l’Italia, pilota automatico con macchine “avanti” inserito e, “ovviamente”, timone bloccato. Comando ed equipaggio hanno abbandonato la nave a bordo di sicuri (e veloci) motoscafi d’altura. Gl’elicotteri dell’esercito italiano sono riusciti nonostante le gravissime avversità meteorologiche a calare dei tecnici a bordo e recuperare il pilotaggio delle navi evitando un’ecatombe rispettivamente di 763 e di 900 clandestini. Tanto l’ONU quanto l’UE parlano di un salto di qualità nel traffico di clandestini, coincidente con il passaggio da “Mare nostrum” a “Frontex” e di nuova frontiera dell’orrore. Per ognuno dei malcapitati – stando alle loro stesse testimonianze (riscontrate) – il costo del biglietto per l’Europa ammonta a diverse migliaia di dollari. Un bussiness multimilionario come fa notare Ewa Moncure, portavoce ufficiale di Frontex. La stessa portavoce specifica pure che si tratta di un fenomeno che ha trovato inizio quest’inverno, e perciò sicuramente riconducibile alla diversa metodologia e tecnica operativa che rende notevolmente più difficoltosa la traversata ai barconi essendo più specificamente tarata su questi e quindi facilitante il loro ritrovamento. Da qui il ricorso al nuovo sistema, quello delle navi fantasma, con escalation sia per quanto concerne i quantitativi di clandestini trasportati, sia il rischio. Il primo caso data il 14 dicembre 2014, e riguarda la nave congolese per trasporto bestiame “Sandy”, costruzione 1966, con destinazione ufficiale il porto francese di Séte, ma poi abbandonata in navigazione con la prua verso l’Italia. L’ultimo invece data mercoledì u.s. e riguarda la “Blue Sky M” con un carico di 900 clandestini, la prua in direzione delle coste pugliesi.
francesco latteri scholten

Ucraina: Putin allerta l’esercito russo.

Ukraine Protests

La scarcerazione di Julia Timoschenko (peraltro arrestata con un pretesto), condannata a 7 anni, rilasciata in seguito alle rivolte così come la fuga del premier Janukovic, inizialmente celebrati come vittoria della diplomazia occidentale ed in particolare del duo Obama/Merkel, non hanno portato alla risoluzione delle vicende ucraine, come del resto era facilmente prevedibile. Il crollo del muro di Berlino nell’ ’89 e con esso quello degl’equilibri di Yalta, ha sancito infatti solo la fine della contrapposizione capitalismo – privato / capitalismo di Stato e non certo quella dei diversi interessi competitori, i quali spesso sono stati addirittura aggravati, come la guerra civile nell’ex Jugoslavia – dove proprio in questi giorni si segnale la ripresa di nuovi focolai di tensione grave – ha ampiamente dimostrato. L’allertazione dell’esercito russo da parte di Putin segna l’innalzarsi del livello della crisi non Ucraina, bensì USA-UE da una parte e Russia dall’altra. Il passaggio della Russia al capitalismo privato non è stato dunque occasione del ritrovo di possibili sinergie con l’Occidente, bensì, anche per espresso volere di Putin e del suo gruppo di potere, di creazione di un fronte eurasiatico che si contrappone sia all’Occidente che alla Cina. Le crisi vere solo apparentemente sono quelle delle piazze ucraine, invero le loro origini si ritrovano nelle grandi vicende economico energetiche della Russia, si veda ad es. Gazprom, e anche qui gl’antagonismi con gruppi opponentisi a Putin. Passaggi o meno di gasdotti, pedaggi o meno per gli stessi, scelta di fonti energetiche e quindi di tipologie di industrializzazione, sinergia o meno con l’Occidente, apertura o meno di mercati e loro integrazione. Le attuali vicende in particolare indicano pure l’erroneità delle valutazioni degli esperti occidentali di geopolitica i quali ancora solo una decina di mesi fa sottolineavano la prospettiva di una integrazione – peraltro culturalmente giustificabile – del blocco ex sovietico con quello UE. I russi rispondono secondo la loro tradizione millenaria, sia zarista prima, che comunista e post comunista poi: alla rivolta di piazza si risponde con la repressione militare ad opera dei governi locali e, se questa non dovesse bastare, con il diretto intervento russo. Del resto parrebbe assai strano che l’ex capo del KGB Vladimir Putin si sia improvvisamente convertito e difatti così non è. Che questo tipo di soluzione non sia necessariamente efficace è lì a dimostrarlo ad es. l’Afghanistan. Certo è che l’ordine di Putin porta a vanificare i molti miliardi spesi per rinvigorire e rinfrescare l’immagine della Russia nel mondo con le Olimpiadi di Sochi…
francesco latteri scholten

Bellezza tra mito, storia e realtà.

big_25234_Kamila04_123_991lo (2)Gli Déi erano a banchetto sull’Olimpo, quando, sul più bello, sulla loro tavola scivolò un pomo (che sarà ricordato come quello della discordia) sulla tavola con la scritta “alla più bella”. Le contendenti, notoriamente, erano tre: Afrodite, per i romani Venere, di cui ricorrevano anche i festeggiamenti con l’onorifico titolo di “Meretrix”, nata dalla spuma del mare e la cui bellezza si riferiva direttamente ed esplicitamente alla lussuria; Athena, per i romani Minerva, partorita dal cervello di Zeus (Giove), incarnazione razionale della bellezza; ed infine Giunone, bellezza muliebre. Tre bellezze diverse, o meglio tre diverse angolazioni o parametri con cui guardare alla bellezza. E così è rimasto nel corso dei secoli e dei millenni sino ai nostri giorni. I diversi parametri hanno poi eretto diversi ideali di donna, la cui connotazione si aveva la pretesa di imporre alle donne in carne ed ossa. Le più rispondenti ai parametri di volta in volta posti erano poi più celebrate al punto di connotare l’imago femminea del proprio tempo: abbiamo avuto così la Venere di Milo, l’Athena di Fidia, sino alle più recenti e di cui si è perciò potuto conoscere il modello originario in carne e ossa: Marilyn Monroe, Lauren Bacall, Ilona Staller, Moana Pozzi e tante altre. Alle dispute olimpiche fanno da contr’altare su questa terra realtà umane anche psicologiche similmente miserande le quali sono poi quelle che portano all’attuazione concreta delle delibere di guerra degli olimpi: chi conosce – in senso biblico, si capisce – la femmina più femmina è, eo ipso, il maschio più maschio e così Paride rapirà Elena dando inizio alla guerra di Ilio ed al complesso psicologico che dalla bella troiana prenderà – con Freud – il nome. Ma, al di là delle tre tipologie viste, esiste un criterio antropologicamente naturale per la bellezza? La risposta è positiva e la sua dimostrazione scientifica è da Freud, anche se la cosa era nota già pure agli antichi, specie ad Aristotele: la Bellezza è Vita nel suo senso più pieno. Dunque la pienezza della maturità e della vigorìa psico fisica ed intellettuale. E’ in antitesi ad essa che si pone la bruttezza, sinonimo di morbosità e perciò di limite e negazione della Vita, ovvero morte. Attrazione psichica per la Vita, ripugnanza per la malattia e la morte. I fisici filiformi di tante modelle e modelline assai cari a molti stilisti (cosa che la dice lunga sulla loro realtà psicosessuale), appartengono alla morbosità e non alla realtà antropologica di bellezza e non sono naturalmente attraenti per una persona psicosessualmente normale, come pure non lo sono i fisici alla Botero. La Venere di Milo, l’Athena di Fidia, la Monroe, la Bacall, la Staller, la Pozzi ci rientrano però tutte e così torniamo alla disputa antica. E poi, perché Venere Meretrix non deve poter avere un Q.I. da genio ed una cultura altrettale? Gl’esempi reali non mancano e la cosa risolverebbe la quaestio.

francesco latteri scholten.

Sentenza Mediaset tra Giustizia e Politica.

sentenza mediaset tra giustizia e politica.

“Maior e longinquo reverentia”, scrivevano gl’antichi, non senza qualche ragione. Eppure collocarsi “al di là” per tentare una valutazione obbiettiva non è facile. Per intanto la sentenza, pronunciata alcuni minuti fa, circa le 19.47, conferma quanto già in inferiore grado di giudizio ad esclusione dell’interdizione cui rinvia l’altra Corte per la riformulazione in quanto eccedente la norma di legge vigente. Dunque Berlusconi condannato ma non interdetto per cinque anni bensì per un tempo inferiore e da ridefinirsi dalla Corte. Il Cav. perciò non è definitivamente eliminato dalla scena politica per via giudiziaria ed è stato tolto il gravame di questo fardello alla magistratura. “Se mi condannano non vado in esilio né ai servizi sociali ma in galera” aveva tuonato ultimamente Berlusconi riferendosi all’antecedente famosissimo di Tangentopoli e Bettino Craxi di cui peraltro il Cav è stato il braccio destro. Proprio su questo fronte sono doverose una serie di considerazioni: 1) ai tempi della tanto vituperata “Prima Repubblica” i politici avevano il senso – che fosse buon senso o senso dell’onore o, semplicemente di responsabilità – di dimettersi in presenza già del semplice “Avviso di Garanzia” senza stare ad aspettare l’ultimo grado di giudizio, come da parte di Berlusconi. 2) Craxi prima che condannato dai giudici fu cacciato a furor di popolo e la scena della sua uscita dal Raphael grandinato dal lancio di monetine è rimasta famosa e soprattutto nella Storia. Per il suo ex braccio destro e prosecutore, viceversa, non vi sono mai stati lanci di monetine, anzi si è oggi schierato in piazza un folto “esercito di Silvio” a sostenerlo apertamente. Il fatto di per sé è indice di un mutamento anche deciso in parti cospicue dell’opinione pubblica circa la magistratura. Per intanto nel tempo sono venute a galla diverse cose circa “Mani Pulite” le quali hanno fatto legittimamente sorgere il sospetto che quelle mani invero troppo pulite non fossero. Nicola Cusani, uno dei maggiori imputati della vicenda di allora, aveva osservato che sì certo lui era colpevole dei reati contestatigli, ma che tuttavia dall’andamento degli interrogatori aveva evinto che ai giudici interessasse una precisa direzione più che uno svelamento esaustivo. C’è poi la vicenda del Tonino di Pietro politico e quella della contabilità del suo partito gestita da una “fondazione Italia dei Valori” a lui intestata in cui confluivano i finanziamenti pubblici del partito, vicenda che ne ha causato la fine politica. Dunque un quadro generale nel quale oggi in settori anche cospicui dell’opinione pubblica l’immagine della magistratura è un pò meno “immacolata” di quanto lo fosse ai tempi del Raphael. La sentenza – sebbene sancisca che non vi siano cittadini al di sopra della legge – segna il declino di un’epoca, quella del ventennio berlusconiano e lo segna in negativo con il malo esito del ventennale scontro tra politica e magistratura in cui entrambi i contendenti escono peggio che prima: la politica, i cui attori non arrivano a quel senso di civismo per cui anche in presenza di un Avviso di Garanzia ci si dimette, e, la magistratura che – perlomeno in vasti settori dell’opinione pubblica – non riesce a liberarsi del sospetto di essere politicizzata. Due sconfitti, ed è estremamente grave.

francesco latteri scholten.

W la Satira, no all’islamizzazione dell’Occidente.

W la Satira, no all'islamizzazione dell'Occidente.

Perché la legge islamica anche per noi Occidentali, in Occidente, nei ns. Paesi e dentro casa nostra? Imposta con la violenza più feroce e la più cieca demonia. E’ di questo infatti che si tratta. La Satira invero – cui molti anche in Occidente sia pure per altre motivazioni vogliono dire no – è uno degli elementi, se non l’ Elemento, culturale più proprio e caratteristico della connotazione culturale dell’ Occidente. E’ uno dei suoi elementi culturali più antichi. La collocazione storica della Satira si perde infatti nella notte dei tempi, esiste già nell’ VIII secolo a.C. intrecciata e fusa con i culti religiosi delle popolazioni indoeuropee che trovano una loro concrezione nei culti celtici a Nord – le celebrazioni, due volte l’anno, al “dio” cervo, i riti di Avalon – nei culti e nei canti al “dio” capro – le tragòn odé – al Sud. Due volte all’anno, equinozio di primavera – inno di fecondità, alla fenice che risorge dalle proprie ceneri – e di autunno – dove si intrecciano con le feste per il vino nuovo. Tutta la drammaturgia, commedia e tragedia, tutto il teatro e – in epoca contemporanea – il cinema, debbono le proprie origini ad essa: la Satira. Proibirci la Satira è vietarci l’espressione dell’elemento più proprio della nostra personalità e della nostra identità. Sì, perché anche noi abbiamo diritto alla nostra personalità, alla nostra cultura, alla nostra identità ed alle nostre religiosità e perché no? Alle nostre identità laiche. Già – mentre noi a casa nostra diamo libertà di religione e gli lasciamo costruire e frequentare le loro moschee, e facciamo male perché spesso sono centri di fondamentalismo ed integralismo – loro nei loro Paesi, con violenza e ferocia, ci impediscono i nostri culti religiosi. Ora, addirittura, le insurrezioni violente, feroci e cieche perché non dobbiamo poter praticare dentro casa nostra quello che è l’elemento più proprio della nostra cultura. In altri termini: si vuole di fatto imporre con la più feroce violenza e la più cieca demonia anche a noi dentro casa nostra i principi della legge islamica. E’ INACCETTABILE.

francesco latteri scholten.

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