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Anche per Papa Francesco la fine di Benedetto XVI ?

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Sarebbero già state due le volte in cui anche Papa Francesco avrebbe assai seriamente riflettuto alla remissione del mandato, un gesto sinora inusuale e compiuto solo da Celestino V e da Benedetto XVI. All’origine vi sarebbe, ancor più che per il suo predecessore, da un lato l’opposizione sempre più forte al decisivo rinnovamento della Chiesa cui l’attuale Pontefice sta procedendo con ancor più determinazione di Benedetto XVI, dall’altra – paradossalmente – le stesse riforme, le quali inicideranno anche sulla figura del Pontefice e sulla tipologia della sua preminenza. Dopo la sostituzione di Bertone, anche come camerlengo, Papa Francesco ha infatti anteposto Haiti a Venezia e le Filippine a Torino, puntando nuovamente su una Chiesa meno italocentrica e più mondializzata. L’aspetto che più connota invece il distacco anche dalla Chiesa ratzingeriana è la secondarizzazione del clericalismo, attaccato in occasione del discorso prenatalizio alla Curia con una veemenza che non ha precedenti nella storia della Chiesa. A conferma che non si tratti solo di parole c’è la fattiva (ma anche rapida seppur silenziosa) sostituzione di vescovi e curiati del vecchio corso con uomini nuovi ma ben conosciuti da Bergoglio ed in grado di incarnare lo Spirito del suo pontificato: non dei dottrinari rigorosi e con la frusta in mano, bensì pastori sensibili ed umani. La riforma non lascia in disparte lo IOR e la gestione delle finanze vaticane ed a ricordarlo c’è che il neocamerlengo, Card. Tauran, è membro anche della Commissione di controllo dello stesso IOR… Insomma un rinnovamento a tutto campo che non lascia fuori neppure la concezione del matrimonio o quella dei sinodi e neanche quella dello stesso “Ufficio Papale”. Ovviamente, le tensioni antipapali crescono in proporzione e sono ormai così forti da considerare anche l’ipotesi di una deposizione. Ma, in proposito si stagliano due tappe importanti: a) il sinodo dell’autunno 2015 ove basterebbe una minoranza di un terzo più uno degl’aventi diritto per cancellare le prospettive di Papa Francesco; b) il dicembre 2016, data cui Bergoglio compie 80 anni, perché, innovando la concezione del papato, si applicherebbe anche ad esso, come già per l’elegibbilità e per molti incarichi ecclesiali, la soglia dell’ottantesimo anno di età. Insomma un’abdicazione alla Benedetto XVI è vista non più come fatto inaudito, come colpa da inferno dantesco, bensì come fatto indispensabile ad una demistificazione del Papato ed inderogabile per un suo radicale rinnovamento.
francesco latteri scholten.