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Quirinale: tra Colle Romano o Mariano, Pignatone indica Piero Grasso.

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Salito al “Colle più alto” per il primo mandato il 10 maggio 2006 con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto, primo Presidente della Repubblica ex Comunista, Giorgio Napolitano aveva convogliato su di sé le speranze dei più, peraltro già scemate in occasione del suo secondo mandato nel 2013, quando queste erano ormai palesemente dirette a Stefano Rodotà. Un secondo mandato dunque marcatamente istituzionale e segnato da una popolarità in crescente calo con picco in occasione delle poco felici espressioni sull’ “antipolitica” la cui formulazione denota tra le altre cose quella “stanchezza” che lo stesso Napolitano ha più volte lamentato. E’ comunque il mandato contrassegnato dall’ “empasse” della Sinistra, che oltre a bocciare Rodotà manda a picco con i propri franchi tiratori l’altra alternativa eccellente, quella di Romano Prodi. Il “Professore”, fondatore dell’Ulivo, la radice politica del PD, lasciò il partito. Dopo il CdM della vigilia di Natale u.s., Berlusconi – “Il” Nemico giurato n°1 – ha contattato il Presidente del Consiglio per comunicare (sembrerebbe su consiglio di Minzolini) la caduta del proprio veto sul nome del Professore. Come dire: questa volta i colpi dei franchi tiratori potrebbero essere controbattuti ed inoltre non si è più necessariamente indefessi sulla candidatura di Giuliano Amato che resta peraltro il nominativo più gradito. E’ all’insegna del “simul stabant” che la candidatura di Romano Prodi è posta proprio dal suo antagonista del ventennio. Per parte sua Prodi, al di fuori di qualsiasi incarico ufficiale, ha incontrato Putin per tentare una soluzione diversa alla crisi ucraina dietro la quale si cela (o mal cela) quella sempre più evidente tra Unione Europea ed Unione Economica Euroasiatica. La posizione del Professore infatti ha sostegno di fazioni diverse in Europa: Berlusconi in Italia, Schulz in Germania ed a Strasburgo. Europeo è anche l’altro volto eccellente per il Quirinale, Mario Draghi, presidente della BCE. Il nominativo circola sommesso da tempo – Draghi è amico personale di Napolitano, i due si sentono ed incontrano spesso anche informalmente ed una foto che li ritrae insieme campeggia sulla scrivania del Presidente della BCE – sulla stampa italiana riaffiora già in estate, sull’autorevole Frankfurter Allgemeine qualche giorno fa. C’è anche un precedente istituzionale autorevole: Carlo Azeglio Ciampi, predecessore di Napolitano. Un autorevole giornalista italiano che lo avrebbe recentemente incontrato avrebbe però smentito: “E’ attualmente l’italiano più potente del mondo, perché dovrebbe lasciare?”. Sul tavolo prende corpo intanto un altro nominativo ancora, indicato dal Sen Ugo Sposetti (PD), quello del Presidente del Senato Piero Grasso, che trova subito sostegno autorevolissimo, quello del Procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone. Per Piero Grasso ci sarebbe non solo il precedente istituzionale – Oscar Luigi Scalfaro – ma anche una situazione attuale di estrema gravità (come lo fu quella del ’92), a proposito della quale proprio il Procuratore Pignatone ha dichiarato al Sole 24 ore: “fenomeni come quello dell’intreccio mafia, corruzione, politica non possono essere debellati solo con gli strumenti del processo penale. C’è in primo luogo un problema di etica, di valori e della loro percezione sociale (…) Sono le persone e non solo le regole che possono fare la differenza”. Proprio il nome di un magistrato potrebbe perciò essere quello ad hoc, specie se è anche di Antimafia ed ha le caratteristiche indicate proprio da Napolitano…
francesco latteri scholten.